Rocco Schiavone eroe anche al Premio Chiara

La Prealpina - 24/10/2016

Qualità elevata, selezione ardua, vittoria quasi sul filo di lana. Alla fine Antonio Manzini, col suo “Cinque indagini romane per Rocco Schiavone”, uscito per Sellerio, ha vinto ieri pomeriggio alle Ville Ponti il Premio Chiara 2016. La giuria popolare di 150 lettori italiani e del Canton Ticino gli ha riconosciuto 54 voti contro i 47 di Valeria Parrella (“Troppa importanza all’amore”, Einaudi) e i 44 di Giorgio Pressburger (“Racconti triestini”, Marsilio”). Lo spoglio in diretta dei voti, effettuato da Franca Bellorini, pur vedendo lo scrittore romano sempre in testa, è vissuto su uno scarto che si è allargato -ma di poco- solo nell’ultima fase. Anche questo è il segno di un riconoscimento letterario che, al pari del Chiara Giovani di cui riferiamo a fianco, ha elevato di molto negli ultimi anni il proprio valore, con editori e autori in ascesa o già affermati che partecipano sempre più numerosi. L’elogio maggiore (e anche un po’ temerario) al Premio Chiara è venuto ieri dall’assessore alla Cultura di Palazzo Estense, Roberto Cecchi: «In passato sono stato nella giuria del Campiello, premio prestigioso. Ebbene mi pare che il Chiara, pur se meno noto, ha il pregio di essere fatto per le persone e non per i giornalisti». Pomeriggio piacevole, tanta gente in sala, forse un po’ troppa carne al fuoco, ma va bene anche così se è segno di vitalità e di voglia di proseguire nonostante il momento difficile (dal punto di vista economico, ma non solo) e le 28 edizioni lasciate alle spalle. L’appuntamento di ieri, condotto da Claudia Donadoni, presenti fra gli altri i presidenti della Provincia Gunnar Vincenzi, della Camera di Commercio Giuseppe Albertini, del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo, ha confermato un dato di cui gli editori cominciano finalmente a tener conto: non è vero che l’antologia di racconti vende meno, piace meno, coinvolge meno i lettori rispetto alla classica formula letteraria del romanzo. Lo hanno ribadito i tre finalisti nel corso dell’intervista affidata ieri al giornalista Mauro Novelli parlando di «racconto come forma perfetta della narrazione», ma anche della difficoltà che implica una scrittura di questo tipo, in cui occorre sintetizzare in poche pagine una storia, dei personaggi con le loro caratteristiche precisa, magari anche una morale. E poi c’è tutta la storia della letteratura, italiana in modo particolare, da Boccaccio a Pirandello a Saba a Buzzati solo per citare qualche nome a testimoniare la dignità del genere.

Il personaggio di Rocco Schiavone rientra a pieno titolo nel discorso. Preoccupato più di essere che di apparire, di salvare l’onore del proprio lavoro e di se stesso più che di fare “bella figura”, di lottare ad armi pari, ma senza effetti speciali con il male e per il trionfo di una giustizia che, non di rado, rimane lettera morta. Per questo, oltre che per una scrittura precisa e piacevole, piace tanto al pubblico che in questi anni si è affezionato al personaggio e al suo autore. In ogni caso, ottima impressione hanno suscitato anche Parrella e Pressburger, nomi altrettanto noti a chi frequenta biblioteche e librerie, che hanno mostrato senza troppi giri di parole di gradire parecchio il fatto di essere arrivati nella finale di un premio letterario importante. Il presidente Romano Oldrini e la direttrice Bambi Lazzatihanno infine chiamato sul palco i vincitori degli altri riconoscimenti legati al Chiara: per la Stampa Giorgio Pressburger, per gli Inediti Angelo Dettori con “E sotto di loro il mondo fuggiva via” (Pietro Macchione editore), per i Segnalati Lorenzo Franzetti con “La bottega del Romeo” (Bolis).