Ristorni dei frontalieri a rischio «Usati come ricatto dal Ticino»

La Prealpina - 23/01/2019

«Dobbiamo ritrovarci subito e discutere la questione del nuovo accordo con la Svizzera. Le minacce del Canton Ticino verso i nostri Comuni vanno prese molto sul serio, anche se stiamo parlando di temi, per i ticinesi, da campagna elettorale». Lo dice Samuele Astuti (nella foto), consigliere regionale del Pd e componente della Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, che invita a riunirsi urgentemente. Astuti si riferisce all’i n t e rvento della Lega dei Ticinesi e del suo presidente del Consiglio di Stato Zali che parlano di bloccare i ristorni come forma di ricatto verso il mancato accordo. «Non solo: stanno dicendo che potrebbero arrivare a disdire unilateralmente l’accordo, anche a costo di una sorta di azione di forza del Cantone, se per caso Berna non intendesse farlo. Insomma, la situazione è davvero incandescente oltre confine». Il consigliere Pd è consapevole del fatto che «a parlare sono i candidati alle prossime elezioni cantonali, che si terranno in aprile, e hanno bisogno di aumentare o consolidare i consensi. Magari, a urne chiuse, tutto rientra. Ma intanto per noi e soprattutto per Regione Lombardia è un campanello d’allarme. Farebbe bene a chiedere a Roma di occuparsi della faccenda. Noi lo abbiamo fatto sempre, a costo di diventare impopolari. Ma almeno ci siamo presi la nostra quota di responsabilità». Torna dunque a infiammarsi il dibattito sui ristorni, quel tesoretto che la Svizzera versa ai Comuni di confine e che permette di programmare diversi interventi di carattere pubblico altrimenti difficili da coprire. Astuti parla anche da ex sindaco di Malnate, un paese abituato ai rapporti altalenanti con la frontiera.