Rigamonti, gira la ruota. Da tre secoli

La Prealpina - 27/01/2017

L’acqua arriva da una derivazione del torrente Margorabbia. Viene incanalata in un percorso che si apre e si chiude attraverso vecchie paratie in legno da azionare manualmente. E alla fine, dopo l’effetto cascata, il flusso d’acqua raggiunge le pale: gira la ruota. Così succedeva tre secoli fa. E così avviene anche oggi. Il tempo si è fermato al mulino, pardon Molino di Cunardo. Si tratta di una delle ultime testimonianze di una civiltà agricola che, dal 1700, macina granoturco per usi alimentari (oggi soprattutto farine da polenta) e zootecnici. In passato, veniva prodotto anche l’olio. Ebbene, il mulino della dinasty Rigamonti, che lo acquisì nel 1787, tramandandolo poi di generazione in generazione, ha ricevuto domenica scorsa in provincia di Mantova la massima onorificenza tra le strutture del settore: premio dell’Associazione mulini storici. Non che ne avesse ottenuti pochi, in precedenza, di riconoscimenti e targhe. Ma questo: è come il pallone d’oro per un calciatore. Immaginabile quindi la soddisfazione di Riccardo Rigamonti, ottant’anni suonati, di cui 65 al servizio del suo mulino. «Sono molto felice» si limita a commentare. Commuovendosi un po’. Per lui, quella ruota che gira è la sua vita. Sveglia anche adesso all’alba e avanti fino alle sette di sera. In questa stagione, la temperatura di primo mattino è abbondantemente sotto lo zero. Ci è abituato. Riccardo incarna la quarta generazione dei Rigamonti dediti al mulino. Con lui, il nipote Francesco e l’infaticabile Bruno. Un terzetto che riesce a fare tutto (nel complesso del mulino c’è anche il magazzino e la rivendita di prodotti alimentari, quasi tutti di provenienza locale).

Tre settimane fa, il Comune di Cunardo aveva conferito al mulino la benemerenza civica per la storica attività. In passato, analoghi attestati erano arrivati da Camera di Commercio di Varese, associazioni del settore agricolo e dalla Regione Lombardia. Il fascino dell’acqua che arriva, scende a precipizio e quindi fa muovere la pale che a loro volta producono l’energia necessaria ad azionare cinghie e ingranaggi, è uno spettacolo che lascia a boccaperta. Uno spettacolo unico: lo ammiri lì, tra Cunardo e Ghirla, e forse in pochi altri mulini lombardi. Non a caso, da qualche anno, il “Rigamonti” è meta di visite da parte di scolaresche. Per il 2017, c’è già un fitto calendario. Riccardo, il decano, spiega con pazienza agli alunni tutto il funzionamento. Trasmette passione. C’è un futuro agricolo nelle nuove generazioni? «Bella domanda». Ci sarebbe, soprattutto dove la qualità (dei prodotti) sposa la storia (delle produzioni). Ma i campi e i terreni stanno scarseggiando. Peccato. Fra tante tradizioni che si perdono o si trasformano grazie (o a causa) di nuove tecnologie, resiste il Molino di Cunardo: trecento anni e non sentirli. Signore e signori: gira la ruota. Oggi come la prima volta.