Ricorso contro la Lia Ora la legge trema

 La Lia se ne andrà davvero via? Arriva una novità potenzialmente interessante per le imprese artigiane varesine. Il Tribunale amministrativo ticinese (Tram) ha infatti accolto nei giorni scorsi un ricorso contro la Lia, la Legge cantonale sulle imprese artigianali, portato avanti da una ditta del Cantone di lingua italiana del settore del commercio dei mobili. Sostanzialmente l’impresa si era opposta all’obbligo di iscrizione all’albo e i giudici le hanno dato ragione: questa restrizione era eccessiva in quanto, in sintesi, limitava la libertà economica e era giustificata da un sufficiente interesse pubblico. La sentenza cantonale è ancora impugnabile presso il Tribunale federale, più alto in grado, ma ha causato alcune reazioni fra cui la possibilità che la Lia venga abolita del tutto. L’iscrizione, infatti, era obbligatoria anche per le imprese italiane e aveva suscitato una sorta di argine contro coloro che in Ticino vengono chiamati “padroncini italiani” e che rappresentano una concorrenza molto forte per le imprese indigene.

Certo, rispettare Lia non rappresenta quel mostro burocratico che spesso sono gli adempimenti analoghi in Italia ma, chiaramente, obbligava gli artigiani italiani a investire tempo e risorse per essere in regola. E domani? Forse la sentenza elvetica ha dato un colpo verso la cancellazione della normativa poiché i togati hanno messo in dubbio proprio l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo, vale a dire uno dei pilastri della legge.

Si ricorda inoltre che la legge non era piaciuta nemmeno alle imprese ticinesi, vale a dire coloro che la normativa doveva andare a difendere, tanto è vero che una petizione per l’abrogazione ha raccolto circa 4.600 firme di aziende, dalle più piccole alle più grandi. Infine il consigliere di Stato Claudio Zali, vale a dire il ministro delegato al comparto, ha dichiarato ai microfoni della Rsi che «a questo punto non è escluso che si debba fare un passo indietro definitivo».

Non tutto è oro quello che luccica perché un’altra novità non piacerà di certo agli artigiani tricolori: dal 1 gennaio anche le imprese con sede in un Paese dell’Unione europea che fatturano in Svizzera saranno sottoposte alla legislazione sull’Iva anche se si produrranno importi inferiori 100.000 franchi. E così anche i padroncini dovranno dotarsi di un rappresentante fiscale per l’Iva in Svizzera. La nuova normativa non si applica alle importazioni, ma solo ai lavori svolti sul territorio, e quindi anche quelli delle piccole imprese italiane su suolo ticinese.