Ricollocare i quarantenni? Sfida possibile

La Prealpina - 20/03/2018

«Se si lavorasse come in questo sportello, in Italia si creerebbero 2,5 milioni di posti di lavoro l’anno». Provocazione? Paradosso? In realtà, la frase di Marco Tenaglia, presidente di Confapi Varese, trasporta sul nazionale i dati locali (2017) dello Sportello unico lavoro, lo strumento realizzato dall’associazione di categoria e Upel e applicato sul territorio dai Comuni di Induno Olona, Azzate, Malnate, Solbiate Olona, Turate. Ed è proprio nella sede dell’Unione provinciale degli enti locali che, ieri mattina, l’alleanza a favore dell’occupazione si è rinnovata con una nuova firma che, oltre ai municipi aderenti, vuole allargare l’offerta ai territori limitrofi. Anche perché, dopo il secondo anno, l’esperimento funziona e quindi vuole consolidarsi. Lo dicono, appunto, i numeri.

Come ha illustrato Amanda Bascialla, del team direzione dei servizi al lavoro di Confapi, se è vero che in un anno gli accessi sono scesi da 450 a 216, il 9% di queste persone (87% disoccupati) ha trovato un contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato, mentre altri trenta sono stati inseriti tramite le intermediazioni avute con le aziende associate. Poco? Tutt’altro. Basterebbe chiederlo a chi, tutti i giorni cerca un posto di lavoro da solo e il più delle volte si sente dire il classico “Le faremo sapere”. «Spesso noi sindaci – ha detto Marco Cavallin, presidente Upel e primo cittadino di Induno Olona – siamo l’ultima spiaggia di chi non trova lavoro. Purtroppo accade che non si hanno gli strumenti per rispondere a questa domanda mentre, con questo sportello, talvolta si può sopperire alle richieste, agendo concretamente. Purtroppo vi è una preoccupazione legata al fatto che le fasce d’età più alte faticano a trovare una soluzione e si rivolgono sempre di più a questo servizi». Metà degli utenti che si rivolgono agli sportelli, hanno infatti più di 45 anni e hanno difficoltà di collocazione, come ha sottolineato anche Maria Croci, assessore ai Servizi sociali a Malnate, anche per una mancanza di competenze specifiche.

«In tal senso – ha aggiunto Gianmario Bernasconi, sindaco di Azzate – bisogna investire maggiormente sulla riqualificazione di queste persone». Oppure, semplicemente, chi perde il lavoro «come avvenuto con la chiusura di un’azienda del territorio – ha affermato Giovanna Clerici, vicesindaco di Turate – ha trovato nello sportello un luogo dove non sentirsi abbandonato». Di conseguenza si è deciso di firmare il rinnovo dell’accordo anche per il 2018 «creando – ha concluso Tenaglia – dei percorsi formativi per quelle figure ricercate dalle aziende».