Riaperti. Ma solo a metà

La Prealpina - 29/05/2020

ome nel resto d’Italia il mondo del commercio, della ristorazione e degli esercizi pubblici si divide in due grandi categorie: i catastrofisti e i concreti. I primi sostengono che mai sarà possibile tornare ai livelli pre-Covid, gli altri fanno del famoso detto «ogni difficoltà è un’opportunità» la propria stella polare, si rimboccano le maniche e cercano di pensare positivo. Ma non è facile in questo momento.

Serrande alzate
Dai dati a disposizione a pochi giorni dal decreto che ha permesso la riapertura degli esercizi pubblici si può dire che la metà abbia risposto presente, mentre l’altra metà stia ancora riflettendo sul da farsi, o sta
mettendosi in regola con le normative per tornare in attività al più presto.

Di questa metà, il 15% sono ristoranti, il 35% bar. Nel Varesotto, infatti, la categoria conta circa tremila attività in tutto (1.200 ristoranti e 1.800 tra bar, caffetterie, ambulanti e kebabbari),
2mila delle quali associate a Fipe Confcommercio.
Conti alla mano i ristoranti che hanno riaperto sono ad oggi circa 350, mentre i bar sono poco meno di 1.200. Ma è probabile che il weekend in arrivo faccia da traino a una nuova ondata di serrande alzate, così da
far vincere la corrente dei propositivi rispetto a quella di chi fa fatica ad avere fiducia dopo tre mesi di sofferenza.


In settimana è dura
Da una prima analisi condotta dagli organismi di categoria risulta che i ristoranti siano quasi vuoti dal lunedì al giovedì, mentre si riempiono solo parzialmente il venerdì, il sabato e qualcuno anche la domenica. I bar funzionano bene con gli apericena nel fine settimana, negli altri giorni
fanno fatica. Tutto ciò perché ci sono normative restrittive da seguire, facendo spesso venire meno quell’effetto socialità e accoglienza che è invece il valore aggiunto quando si parla di ristorazione.


Disposizioni regionali
Molto, quindi, dipenderà dalle prescrizioni regionali: se dovessero essere meno restrittive, seguendo le linee guida inserite nell’ultimo documento redatto dalla conferenza Stato-regioni (per esempio l’abolizione dell’obbligo di misurare la temperatura ai clienti), in molti decideranno di
rimettersi in gioco. In caso contrario (ulteriori restrizioni sul modello Milano) chi ha già deciso di non riaprire potrebbe farlo per sempre. Non se lo augura il presidente provinciale di Fipe Giordano Ferrarese
che, facendo comunque appello al rispetto delle regole, si rivolge ai clienti:
«Aiutateci a restare aperti e a continuare a fornirvi i nostri servizi».


La grande paura
Va decisamente meglio per i negozi. I dati forniti da Confcommercio in provincia di Varese lasciano ben sperare con percentuali di riapertura quasi totale. Al 100% hanno risposto presente i gioiellieri, i fioristi, i
negozi di mobili e gli agenti immobiliari. Abbigliamento e calzature sfiorano il pieno con il 95% e gli ambulanti si assestano all’85%. Le percentuali sono alte anche perché, in parecchi negozi, le collezioni
erano già state prenotate per questo periodo essendo i magazzini pieni, quindi i conti veri si faranno a settembre/ottobre. La speranza è che alla grande paura faccia seguito la grande ripresa. Smentendo, così, le
tesi dei catastrofisti.