Reguzzoni:«La vera Lega adesso è il Grande Nord Porte aperte per Bossi»

«Hanno cancellato la parola Nord. Hanno trasformato il tradizionale colore verde in blu. Questa non è più la Lega delle origini». Marco Reguzzoni, già presidente della Provincia di Varese ed ex capogruppo del Carroccio alla Camera, fondatore del Grande Nord, partito che, nelle intenzioni, si prende in carico la questione settentrionale in dissenso dalla Lega di Matteo Salvini, non usa perifrasi per commentare la tradizionale adunata leghista di Pontida.

«La Lega ha preso una strada che è agli antipodi delle battaglie per uno stato federale e liberale – dichiara dal suo quartier generale di Busto Arsizio – È una scelta legittima, ci mancherebbe, ma è anche una strada che oggi non è più compatibile con i programmi della vera Lega, quella che ho conosciuto io assieme a molti altri militanti che oggi dissentono».

Eppure, i sondaggi danno vincente la linea di Salvini, che oramai è ben oltre la Padania.

«I sondaggi sono una cosa, i voti un’altra. Da federalista, la Lega è diventata nazionalista. Per giunta, manca di un progetto. Mi pare un movimento personalistico: Umberto Bossi non aveva mai fatto tappezzare i muri con manifesti per lanciare la sua candidatura a premier, Salvini invece sì. Èuna direzione suicida, quella presa a Pontida. Tanto più…».

Tanto più?

«Matteo Salvini ha detto che la priorità, se mai arrivasse al governo, è di abolire le leggi antifasciste. Di cosa sta parlando? I problemi veri, quelli che toccano da vicino la gente, sono ben altri. La sua è soltanto propaganda personale».

Si dice che domenica non abbiano fatto parlare Bossi dal palco del ‘sacro pratone’per proteggerlo dai fischi dopo la sua condanna. Lei che ne pensa?

«Mi sembra una situazione schizofrenica. Se è vero che la magistratura ha fatto un’indagine di tipo politico attorno ai rimborsi elettorali della Lega, ebbene, bisognava proteggere Bossi fin dall’inizio. Invece, l’indagine è diventata politica quando la procura ha bloccato i conti correnti del partito. Troppo comodo. Senza dimenticare che nel momento in cui Umberto Bossi ha lasciato la segreteria di via Bellerio, in cassa c’erano ancora 40 milioni di euro. Dove sono finiti tutti quei soldi?»

Reguzzoni, appunto, dove sono finiti, se mai fosse accertato ciò che lei sostiene?

«Non posso rispondere io: non lo so. Quello che so è che ho il massimo rispetto del lavoro della magistratura».

Bossi afferma che domenica gli hanno mandato lo sfratto dalla Lega. Il Grande Nord è pronto ad aprirgli le porte?

«Bossi farà quello che riterrà più opportuno. Ma non credo che abbandoni così facilmente la sua creatura. Mi spiace per lui per tutto quello che sta subendo. Il suo disagio è il disagio di chi, come il sottoscritto, credeva in un progetto. Detto questo, il Grande Nord è pronto ad accoglierlo: adesso siamo noi il sindacato del Nord. Proprio come il Carroccio degli inizi. Bossi sarà sempre il benvenuto».

Vi presenterete alle elezioni?

«Sia alle regionali sia alle politiche. Già oggi siamo nelle condizioni di raccogliere le firme per convalidare le liste. Le adesioni stanno arrivando numerose, ci sono già un centinaio di circoli in attività e tantissime persone pronte a scendere in campo con noi. Poi, me lo lasci dire, occorre tempo per strutturare un’operazione come la nostra: non è una questione che si gioca in due minuti».

Siete favorevoli al referendum regionale per l’autonomia del 22 ottobre?

«Si tratta di autonomia, come potremmo non esserlo? Anche se riteniamo tardiva l’iniziativa di Roberto Maroni e del centrodestra».

Più in concreto, qual è il vostro obiettivo?

«Recuperare l’identità della Lega delle origini, trasformare le idee e le proposte in azioni sul territorio, difendere il tessuto economico, produttivo e sociale del Nord. Il 7 ottobre a Milano daremo vita agli Stati Generali, all’hotel Cavalieri di Roberto Bernardelli, presidente del movimento. Sarà un altro passo in avanti. E non si dica che siamo noi ad aver voltato le spalle alla Lega, è la Lega che ha voltato le spalle ai programmi e ai progetti che l’hanno fatta nascere e crescere in questi decenni».