Regione, via alle grandi manovre Pd«Contro Maroni un candidato forte»

La Prealpina - 04/05/2017

Manca meno di un anno alla scadenza naturale del mandato amministrativo regionale, ma le fibrillazioni sono già cominciate. Le primarie del Partito democratico hanno acceso la miccia; un emendamento, a firma Roberto Maroni, presentato al progetto di legge di Semplificazione, in discussione oggi alla commissione Affari istituzionali di Palazzo Pirelli, ha alimentato il fuoco. Di che cosa si tratta? Della possibilità che il referendum sull’autonomia, in calendario per il prossimo 22 ottobre, si possa svolgere anche in caso di elezioni anticipate. La norma vigente prevede infatti che le consultazioni referendarie debbano essere spostate all’ultima domenica di aprile immediatamente successiva all’insediamento del nuovo Consiglio regionale. Secondo Alessandro Alfieri, segretario regionale democrat, si tratta si una forzatura istituzionale per ragioni di propaganda politica. Ecco Alfieri: «Non è che per motivi personali si piegano le istituzioni al volere del presidente Maroni. C’è una scadenza naturale della legislatura a febbraio, è giusto arrivare fino alla fine e concludere il lavoro che i cittadini ci hanno assegnato. Non permetteremo nessuna forzatura di possibili elezioni anticipate, in modo tale da poter sfruttare anche la scadenza del referendum, che è appunto propagandistico».

Da dove nasce la preoccupazione di un anticipo del voto per Palazzo Lombardia? Secondo l’interpretazione delle opposizioni di centrosinistra, il tentativo di andare alle urne entro la fine di quest’anno e non nel prossimo sarebbe motivato dalla necessità di accorpare il referendum con le normali elezioni, così da ottenere maggiori e più facili consensi. Non solo. Alle viste ci potrebbero essere le politiche, anch’esse indette in anticipo sulla scadenza naturale: Maroni e il centrodestra ne approfitterebbero, quanto meno in Lombardia, per aumentare i consensi. Vero? Falso? Paolo Grimoldi, segretario regionale del Carroccio, smentisce recisamente «le ventilate quanto fantomatiche dimissioni del governatore Roberto Maroni per motivi personali o di propaganda politica. Pura fantascienza». E ribalta la questione su Matteo Renzi: «E’sicuro Alfieri che non sia il suo rinnovato segretario Pd a volere in autunno le elezioni politiche anticipate proprio per motivi personali o di propaganda? Questa non mi pare fantascienza».

Botta e risposta a cui fa da sfondo il dibattito tutto interno al Partito democratico sul candidato da contrapporre a Maroni. «No a nomi di bandiera» afferma Giuseppe Sala, sindaco di Milano aprendo il confronto. E continua: «Contro Maroni occorre un candidato forte». In effetti, i nomi che girano su eventuali candidature piddine sono di primo piano: Maurizio Martina, ministro dell’Agricoltura; Giorgio Gori, sindaco di Bergamo; Lorenzo Guerini, già sindaco di Lodi ed ex vice segretario nazionale del Pd; lo stesso Alessandro Alfieri. Personalità di livello, insomma. Tanto che Alfieri ha avuto modo di sottolineare: «Se si andasse a elezioni anticipate noi siamo pronti. Abbiamo definito di lavorare per le primarie di coalizione. La direzione del 15 maggio deciderà anche i tempi. L’orientamento è di andare a fine settembre con la scelta del candidato proprio attraverso le primarie». Nel caso di anticipazioni? «Nessun problema, il Pd c’è. Proprio oggi (ieri, ndr) ci incontreremo con i rappresentanti delle altre forze per costruire insieme il percorso». Scendendo nello specifico delle candidature, Alfieri precisa: «Il Pd ha una classe dirigente che rispetto al passato è cresciuta, alla prova del governo nazionale e alla prova dei governi locali. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta». Corrosivo Roberto Maroni interpellato in proposito: «Spero che quello del Pd sia un candidato forte, autorevole, impegnativo, perché non mi piace vincere facile. Battute a parte, sono pronto alla sfida». Poi la chiosa: «Beppe Sala ha detto che Maroni vince, quindi sono d’accordo con lui, sono sempre d’accordo con il sindaco di Milano».