Regione, via alla corsa elettorale

La Prealpina - 19/01/2017

L’annuncio che Roberto Maroni, governatore della Lombardia, si ricandiderà alle elezioni regionali è soltanto la conferma di quanto si sapeva o, perlomeno, si poteva presumere. Notizia che di fatto apre la corsa alle urne, previste tra poco più di un anno. I partiti però si sono già attivati, e non da ieri, riponendo nell’appuntamento elettorale molte aspettative: il centrodestra e Maroni cercano il bis; il centrosinistra, con il Partito democratico in prima fila, proverà a dare la classica spallata all’attuale maggioranza. Le fibrillazioni crescono con l’obiettivo di attrezzarsi al meglio per l’appuntamento del 2018. Maroni ha rotto gli indugi anche in forza del gradimento accreditatogli da uno degli ultimi sondaggi, che lo piazza al terzo posto della speciale classifica tra i presidenti di regione. Risultato più che lusinghiero, al punto da convincerlo a rendere pubblica, anticipandola di qualche mese, l’intenzione di ricandidarsi a capo della coalizione di centrodestra in Lombardia. Il bilancio dell’attività amministrativa dell’ultimo mandato vira verso il positivo, a giudizio di gran parte dei cittadini lombardi, come testimonia il sondaggio di cui sopra. In cantiere ci sono attività e interventi di enorme portata sociale, come l’attuazione della riforma sanitaria, il Patto per la Lombardia (dieci miliardi di euro da investire nelle infrastrutture e non solo), il referendum sull’autonomia che dovrà portare più soldi nelle casse del Pirellone. Temi prioritari, attorno ai quali ci sono parecchie aspettative.

Ma i nodi da sciogliere sono soprattutto politici. Il governatore rivela che ci sarà ancora una lista civica con il suo nome: quattro anni fa la Lista Maroni raccolse il 10% dei consensi. Il problema è riuscire ad accordare nuovamente Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e centristi. Questi ultimi dispersi in una sorta di limbo politico, benché c’è chi giuri che il loro capo in Regione, Raffaele Cattaneo, sarebbe disponibile a guidare proprio la Lista Maroni. Sussurri privi di conferme, quanto insistenti. Forza Italia, invece, è attraversata in Lombardia da tensioni interne. Lotte fratricide per il potere che stanno arrivando obtorto collo a una soluzione, perché una soluzione deve pur essere trovata. Fermo restando lo scenario romano, che potrebbe in qualche modo condizionare la riproposizione dell’attuale schieramento che governa la Regione. Quali saranno da qui a un anno i rapporti tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini? Corrisponde al vero che il Cavaliere trami sottotraccia con Renzi per sottoscrivere un’intesa a livello nazionale? Se sì, appaiono inevitabili i ritorni anche in sede locale. Benché sia abbastanza scontato che un centrodestra in ordine sparso alle urne vada incontro a una sonora sconfitta.

Sul versante piddino, il segretario regionale Alessandro Alfieri ha avviato la fase pre-elettorale: a fine mese il partito di Matteo Renzi deciderà i modelli e i tempi per l’individuazione del candidato da contrapporre a Maroni. Bisognerà capire se sarà scelto attraverso primarie di partito o di coalizione, come spiega Alfieri in una recente intervista, o attraverso altre forme di scelta. In gara dovrebbe esserci lo stesso Alfieri. Ma si fanno anche i nomi di Lorenzo Guerini, del ministro Maurizio Martina e del sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Un gruppo di alto profilo, come si può comprendere, tra cui pescare. Una candidatura di peso diventa inevitabile per il Pd a fronte di avversari che, al momento, godono dei favori dei pronostici. Il centrosinistra, è vero, con le ultime amministrative ha conquistato tutti i capoluoghi di provincia lombardi, compresa Varese, roccaforte leghista e forzista. Ha vinto a Milano, ma arranca nelle periferie, nella “Lombardia profonda” come la definisce Alessandro Alfieri. Che pone una scadenza per indicare il candidato: la prossima estate. Più in là sarebbe un guaio. Con una ulteriore annotazione: «L’ultima volta partimmo in ritardo e sbagliammo anche l’impostazione, avviando la campagna elettorale da Milano. Adesso, oltre a prepararci per tempo, dobbiamo fare il contrario: partire in anticipo e dai territori».