Regionali allo sprint finale Le candidature eccellenti Liste, nomi e programmi

 Concluse le fatiche (si fa per dire) della compilazione delle liste per le politiche, l’attenzione dei partiti passa ora alle regionali. Certo, ci sono ancora da smaltire le scorie delle candidature per Roma che hanno scontentato molti, di scelte che hanno premiato alcuni e penalizzato altri, di inclusioni inaspettate e di esclusioni più o meno clamorose, di rappresentanze territoriali andate deluse. Ma detto questo, entro dopodomani alle 12 vanno presentati gli elenchi di coloro i quali concorrono per il Pirellone.

Liste a sostegno dei candidati governatori, già noti nella stragrande maggioranza dei casi, che potranno contare su “squadre” composte da otto elementi su base provinciale. Con un aspetto ineludibile: il rispetto del cosiddetto voto di genere, quattro uomini e quattro donne nella stessa lista . Norma irrinunciabile, di civiltà, non c’è dubbio. Non sempre facile da ottemperare per le segreterie dei partiti, impegnati a garantire l’alternanza uomo-donna.

A dire il vero la campagna elettorale è già cominciata, e non da ieri. La rincorsa verso il 4 marzo, giorno del voto, appare comunque breve, addirittura insufficiente a veicolare la mole di messaggi politici indirizzati agli elettori, distratti dal contesto nazionale, al quale si dedica maggiore spazio in tv e sui giornali. Problemi marginali, secondo alcuni. Decisivi, secondo altri. Insomma, l’election day non pare abbia accontentato tutti. La rinuncia a ricandidarsi di Roberto Maroni, presidente uscente, ha obbligato ad esempio il centrodestra a rivedere le proprie strategie pre elettorali, scegliendo un nuovo candidato al suo posto: l’ex sindaco leghista di Varese Attilio Fontana. Amministratore di riconosciute competenze, Fontana, ma poco conosciuto in giro per la regione. Fontana, che i sondaggi danno comunque in netto vantaggio, dovrà vedersela soprattutto con due forti competitor: Giorgio Gori, sponda Pd del centrosinistra, e Dario Violi, espresso dal Movimento Cinque Stelle. Con loro, in gara, Giulio Arrighini (Grande Nord), Massimo Gatti (Sinistra per la Lombardia), Onorio Rosati alla guida di Liberi e uguali. Una folta pattuglia di aspiranti inquilini dell’ufficio al trentacinquesimo piano di Palazzo Lombardia. Li spinge fin lassù una piccola folla di aspiranti consiglieri regionali, sparsi nei collegi provinciali. Alcuni uniti, con le loro formazioni di riferimento politico, in coalizione; altri protagonisti di corse solitarie, senza alleanze. Nel Varesotto, tutti i maggiori partiti hanno già risolto le incombenze prioritarie, indicando nomi e cognomi dei candidati e i capilista. Così che l’impostazione del quadro elettorale regionale ricalchi quello nazionale. Con le stesse aspettative e uguali tensioni. Con i concorrenti di una stessa squadra pronti a sgambettarsi l’un l’altro per conquistare un seggio nell’aula del Pirellone.

Con il derby interno al centrodestra tra Forza Italia e Lega, in gara per ottenere il numero maggiore di consensi e affermare quindi la leadership politica locale. Tutte e due, berlusconiani e leghisti, uniti a favore di Attilio Fontana. E con il Partito democratico costretto a privarsi dei voti di Liberi e Uguali, la neo formazione di sinistra che in Lombardia ha scelto la gara solitaria, abbandonando Giorgio Gori. Accanto a centrodestra e centrosinistra corrono i Cinque Stelle, che all’ombra del Sacro Monte non hanno mai fatto il pieno di suffragi, ma che sono animati da obiettivi importanti, capaci di sparigliare alle urne. Si vedrà. E da vedere c’è pure il risultato di Grande Nord, il movimento fondato dal bustocco Marco Reguzzoni (ieri a Milano sono stati presentati i candidati) , che si pone in alternativa alla Lega di Matteo Salvini e di Attilio Fontana. Corsa velleitaria per la formazione autonomista? Può essere. O anche no. Per i leghisti, il rischio è di vedere una certa percentuale di voti in uscita a favore proprio di GN. Ma è appunto un rischio: solo a urne chiuse potranno essere valutati gli effetti.