Reggio Emilia: Dirigente licenziata, la Camera di commercio risarcirà un milione

- 18/11/2016

Era stata licenziata nel 2004 dallaCamera di Commercio. Dopo 12 anni di iter processuale, la Cassazione (4 dicembre 2015) ha dichiarato nullo il licenziamento e la Corte di Appello di Bologna, una decina di giorni fa, ha obbligato l’ente al risarcimento del danno. Bina Soncini, ora 67enne, storica dirigente della Camera di Commercio, secondo le stime dell’avvocato del foro di Firenze Luca Righi, sarà risarcita con circa un milione di euro. «Dopo essere stati sconfitti in primo e secondo grado – ha esclamato Righi, che ha seguito Soncini per tutti i gradi di giudizio – la Cassazione ha ribaltato tutto. Il licenziamento è stato dichiarato nullo perché operato dalla giunta camerale che non aveva la competenza per farlo: era organo politico e non amministrativo. La Corte d’Appello, invece, ha condannato l’ente a pagare gli stipendi dal momento del licenziamento fino all’età pensionabile (cioè dal 2004 al 2014, ndr) e i contributi pensionistici. I calcoli sono un po’ difficili da fare, sicuramente stiamo parlando di poco meno di 500mila euro lordi per gli stipendi e quasi altrettanto di contributi. Più o meno un milione di euro. E siccome è stato considerato danno erariale, la procura della Corte dei conti potrà richiedere questa cifra a chi ha provocato il danno, ovvero la giunta camerale dell’epoca. La nostra contestazione principale, infatti, era che questo fosse un licenziamento politico».

All’epoca dei fatti Bina Soncini aveva 55 anni e non potendo più contare su entrate a fine mese, si pagò di tasca sua i contributi per poter arrivare ad avere la pensione minima, mentre il processo stava andando avanti («alla fine, infatti, dovrà restituire un po’ di quei soldi e ciò che le entrerà nelle tasche sarà in realtà molto meno di un milione», specifica il legale difensore). «Fu licenziata perché si rifiutò, su ordine del segretario, di abbassare la valutazione di produttività di alcuni dipendenti – spiega Righi -. Ma la responsabilità del giudizio spettava solo a lei. Così Soncini mandò una lettera, scrivendo che così facendo avrebbe alimentato ‘ulteriormente il clima ostile nei miei confronti nell’ambiente camerale’. Fu questa frase che le costò il posto. Dietro tutto questo, c’è una storia: da tempo Soncini veniva marginalizzata». L’unico punto su cui la Corte d’Appello non ha dato ragione alla donna è sulla richiesta di danni morali. «Avevamo chiesto 20mila euro – conclude l’avvocato -, ma non sono stati riconociuti gli estremi, perché il licenziamento non aveva i caratteri dell’ingiuriosità».

In parallelo al processo civile c’è stato, poi, quello penale. La Camera di Commercio aveva denunciato Soncini per diffamazione, dopo un espostofatto al Ministero dell’economia dalla stessa ex dirigente. Ma Bina Soncini è stata assolta perché il fatto non sussiste. «Era stata denunciata per diffamazione a seguito dell’esposto – ha detto Giovanni Tarquini, che ha assistito l’ex funzionaria in questo processo penale -, presentato dopo il licenziamento. Nell’esposto metteva in evidenza le carenze della dirigenza, le difficoltà organizzative e le mancanze della Camera di Commercio e di alcune persone ai vertici dell’ente. Oltre all’ingiustizia patita. Il processo si è svolto a Roma perché la Camera, che si era costituita parte civile, appartiene al Ministero. Soncini, dunque, è stata assolta con formula pienadal tribunale monocratico. Perciò in quel documento l’ex dirigente aveva rappresentato cose vere. L’ente camerale ha poi rinunciato a impugnare la sentenza del tribunale».