«Rapporti buoni, ma ora rinnovate i contratti»

Forti relazioni sul territorio, ma anche tanti motivi di contrasto a livello nazionale. Negli ultimi tempi non sono stati certo idilliaci i rapporti fra sindacato e Confindustria: la madre di tutte le battaglie è il braccio di ferro sul rinnovo del contratto metalmeccanico, che in provincia coinvolge 50mila persone.

«È importante che il presidente Riccardo Comerio abbia riconosciuto un ruolo fondamentale del confronto con il sindacato confederale provinciale, indispensabile per il rilancio dell’impresa e dell’occupazione – commenta Umberto Colombo, segretario generale Cgil Varese a margine dell’assemblea -. In quanto al richiamo alle nuove regole sul mercato del lavoro, la posizione della Cgil è nota: l’equilibrio tra garanzie e flessibilità non può realizzarsi con un ridimensionamento dei diritti dei lavoratori, che tanto hanno fatto e ancora faranno per le imprese per cui lavorano. Tuttavia apprezzo il richiamo all’importanza del capitale umano». Sempre Colombo rimarca la centralità della parola chiave usata da Comerio: innovazione. «Siamo pronti come sindacato a questa sfida purché l’innovazione non comporti estromissione della forza lavoro attuale ma sia occasione di nuove assunzioni, in particolare giovani, e di riqualificazione. Fondamentale una maggiore sinergia tra il mondo del lavoro e le due università». Ecco uno dei nodi centrali, l’effetto della fabbrica 4.0 sui posti di lavoro: «Vedremo se si creeranno o meno nuove professionalità, ma il tema vero è che questa provincia resti sempre a vocazione manifatturiera e che si prosegua il terreno della contrattazione – ha sottolineato Roberto Pagano, segretario generale aggiunto della Cisl dei laghi -. Bisogna aumentare il potere d’acquisto dei lavoratori per alimentare il mercato interno».

Il tema dei salari è centrale anche per Antonio Massafra, segretario provinciale della Uil: «Le risorse continuano a non essere distribuite in modo equilibrato. Siamo ancora il Paese in cui il 72 per cento della ricchezza è in mano al 20 per cento della popolazione. Edilizia e metalmeccanici hanno pagato più di tutti i settori il prezzo della crisi, perdendo un milione e mezzo di posti di lavoro. Si tratta della spina dorsale nazionale in tema di contratti».