Questione frontalieri Tra Svizzera e Italia accordo entro l’anno

Accordi per l’imposizione dei frontalieri, chiusura dei valichi secondari, accesso al mercato finanziario svizzero in Italia, interscambio commerciale, cooperazione alpina, trasporti ed infrastrutture. Questi alcuni dei temi trattati ieri mattina all’Università della Svizzera italiana (USI) di Lugano con la partecipazione dei due ministri degli esteri: per l’Italia Angelino Alfano, per la Svizzera il suo omologo Didier Burkhalter. L’occasione per approfondire tali dossier tra i responsabili dei dicasteri è stato il quarto Forum di dialogo tra Italia e Svizzera, voluto tra gli altri dalle rispettive Ambasciate e dai due ministeri.

La prima notizia, ben sottolineata dal responsabile del Dipartimento Affari Esteri svizzero (DFAE) ed ex direttore dell’OCSE, r Burkhalter, è che «vi sono segnali che la firma tra Svizzera ed Italia possa avvenire entro la fine dell’anno». Il dossier citato è quello che tanto ha agitato i lavoratori frontalieri, i sindacati ed i partiti politici negli ultimi due anni di negoziato bilaterale tra i due paesi: si tratta in sostanza di un accordo che sancisce un nuovo sistema impositivo di tassazione per i lavoratori italiani che, in taluni casi per i redditi alti, si prospetta come “svantaggioso”. A tale legge sono è affiancata una serie di appendici e commi che permettono tuttavia anche diverse possibilità di sgravi; anche su questi vi sono posizioni accese spesso “fecondate” dai rispettivi schieramenti politici. «Noi svizzeri siamo pronti, bisogna firmare, ha detto Burkhalter, da parte del Governo ticinese è stato rimosso l’ostacolo dovuto all’obbligo per i frontalieri di presentare il proprio casellario giudiziale. La Svizzera conta su di te Angelino e su Paolo» (Gentiloni, ndr).

Il tono amichevole con il quale ha chiamato per nome il premier italiano è dovuto ad un fatto che ha suscitato ironia nel parterre d’eccezione a Lugano: in pochi anni di mandato infatti, ha lavorato accanto a ben 6 colleghi italiani al ministero degli Esteri. Questo perché si sono susseguiti cambi repentini di governo a Roma, in controtendenza rispetto la stabilità politica amministrativa della Confederazione. Infine, sempre dal diplomatico svizzero, è arrivata la richiesta a firmare presto anche per permettere l’accesso al mercato italiano dei servizi finanziari svizzeri. Il vero nodo per cui non si sigla nulla, per ora, pare essere proprio questo.

Dal canto suo Alfano non si è sbilanciato con lo stesso pragmatismo: ha ricordato i buoni rapporti tra i due Paesi partendo dal quel federalista di Cattaneo, ha ricordato come il suo ministero abbia difeso l’apertura dei valichi secondari chiusi per la sperimentazione ed infine ha sciorinato numeri importanti: L’interscambio commerciale tra i due paesi è di 30 milioni di euro annui mentre il valore dell’export è di 19 milioni, cifra che l’Italia non raggiunge mettendo insieme l’export con la Cina e la Russia. Una curiosità, a propositi di “scambi”.

Il titolare del DFAE ha detto ad Alfano che il formaggio preferito dagli svizzeri, che si trovava sulle tavole svizzere, non è quello coi buchi ma la mozzarella. Ha altresì ricordato che in Romandia, non a Maranello, si produce il pigmento chimico delle inconfondibili vernici rosse per la Ferrari. Parlando di rapporti bilaterali, non poteva essere più chiaro che con questo ultimo esempio.