Quella lezione lunga trent’anni

La Prealpina - 29/11/2016

I trent’anni della sezione varesina della Lega Nord, festeggiati domenica, offrono l’occasione per un bilancio dell’azione politica del movimento fondato da Umberto Bossi. All’originario obiettivo della secessione si è sostituito un progetto nazionale, che vede fin da subito il Carroccio presente anche nel Mezzogiorno. Strategia portata avanti dal nuovo segretario Matteo Salvini, pesantemente contestata dal vecchio capo del partito. I giornali di ieri riportano in prima pagina le esternazioni di Bossi contrario alla svolta impressa alla Lega, che conserva nella denominazione “Nord” la prioritaria tendenza ad occuparsi appunto delle regioni che l’hanno vista nascere e svilupparsi, in scia alla necessità di risolvere la cosiddetta questione settentrionale. Di fatto, questione rimasta tale e quale a trent’anni fa. “Il mondo è cambiato e anche la Lega si è evoluta” afferma Roberto Maroni, che di Bossi fu il più fedele sodale, quanto meno agli inizi. Il punto è capire se sia evoluta in meglio o in peggio. A prestare attenzione al Senatùr, Salvini sarebbe inadeguato a reggere le redini della baracca, tanto meno a governare insieme alla Lega anche il centrodestra. E, in ultima istanza, il Paese; cioè, non avrebbe il physique du role di un premier. Considerazioni sentite fin dalla scorsa estate, che l’appuntamento varesino di due giorni fa ripropongono in tutta la loro attualità. E che il ritorno in campo di Silvio Berlusconi accreditano di un peso politico ancora maggiore. Chi è il leader vero del centrodestra? Umberto Bossi ha tutta l’aria di parlare in questo momento per conto del Cavaliere, col quale per sua ammissione si confronta abbastanza spesso. La sensazione è che sia in atto il tentativo di delegittimare Salvini per riaprire la porta proprio al Berlusca, in nome delle vecchie alleanze e di un ritorno al passato oggi di improbabile reiterazione. Ha ragione il governatore della Lombardia: il mondo è cambiato. E sono cambiate le persone e le loro attese. Da quel giorno di tre decenni fa ne è passata di acqua sotto i ponti della Lega Nord. Che a un certo punto ha persino rischiato di dissolversi per tutto quanto è noto, a cominciare dagli scandali; e che solo le ramazze di Maroni, prima, e l’accelerazione lepenista e nazionale impressa da Salvini, subito dopo, hanno salvato dal fallimento totale. Qui sta il punto. Quali e quanti successi politici possono essere riconosciuti al Carroccio? La Padania libera rimane un concetto romantico quanto astratto, nonostante le manifestazioni di popolo, le adunate di Pontida, i riti sul Monviso e lungo il Po. Il federalismo rischia di essere definitivamente cancellato dal referendum costituzionale. Il Bossi in canottiera è l’icona di una stagione irripetibile, che aveva convinto milioni di elettori. Ma è pur sempre un’icona. Indro Montanelli osservava che Bossi e i suoi scudieri sono stati capaci di trasformare un potenziale dramma in un cartone animato. Esagerava, perché senza Bossi e la Lega certi problemi concreti, che riguardano soprattutto il Nord ma non solo il Nord, sarebbero rimasti sullo sfondo, inesplorati e dimenticati. E una certa politica politicante avrebbe avuto ancora più facile gioco. Sono passati trent’anni, sarebbe già un successo se i leghisti di adesso, in primis Matteo Salvini, avessero imparato la lezione.