Quando la crisi galoppa Gli allevatori di cavalli:«Siamo stati dimenticati»

Il legame fra Varese e i cavalli è storico: basta pensare ai tanti allevamenti, ai purosangue delle Prealpi, alle scuderie della “piccola Inghilterra” di Casorate Sempione citate anche nei film con Sophia Loren e famose per la caccia alla volpe incruenta. Eppure la crisi galoppa anche in un settore così blasonato. Tanto che le associazioni lanciano un appello: serve un piano di rilancio per un fiore all’occhiello della provincia che rischia di farsi imbrigliare. A ribadirlo è il presidente della Federazione regionale di prodotto Cavalli di Confagricoltura, il varesino Ferruccio Badi, all’indomani di un confronto definito «positivo» con l’assessore lombardo all’agricoltura Fabio Rolfi. Dalle criticità si passa alle possibili soluzioni.

Da tempo si richiedeva un appuntamento in Regione Lombardia per fare il punto e Badi si dice soddisfatto dai numerosi temi emersi. «È stata l’occasione per ricordare i dati del nostro comparto e confrontarci sulla panoramica economica a livello europeo, italiano e soprattutto lombardo e la situazione è negativa, soprattutto se confrontata con pochi anni fa».

L’ultimo censimento regionale inquadra una forte tradizione equina: i cavalli identificati in Italia superano i 443.000 soggetti e la regione riesce a mantenere il primato con quasi 55.500 animali registrati, ossia il 12,3%. Nel Varesotto si contano circa 5mila esemplari, per essere precisi 4.672, l’8,6% del totale lombardo.

«Ma in otto anni qui abbiamo avuto un calo del 25% – continua l’allevatore -. Non chiediamo fondi, vogliamo essere trattati come gli altri allevatori e invece siamo stati dimenticati. È deprimente vedere tanti box vuoti. Eppure il cavallo è fondamentale per il turismo e per l’educazione allo sport, con costi abbordabili. Il 97% degli allevamenti è legato al settore sportivo e da diporto: il mercato è calato e sono aumentati i prezzi».

Il ridimensionamento è sia in termini di forza lavoro sia di capi allevati. Serve quindi ripartire e non commettere più gli errori dei precedenti Governi: «Abbiamo sopportato molte ingiustizie e una politica che non si è occupata del nostro settore – prosegue il presidente -: si è dimenticato che l’allevatore di cavalli è un agricoltore a tutti gli effetti e come tale deve beneficiare di tutte le prerogative dei colleghi che lavorano la terra o allevano altri animali anche in riferimento alla Politica agricola comunitaria». Le conseguenze negative arrivano anche ai mondi collegati: «I produttori di foraggio sono come noi in grande crisi, in quanto il 50% del prodotto non ad uso alimentare è sempre stato richiesto dalle aziende equine e oggi la domanda è calata vertiginosamente». Con l’assessore Rolfi si è quindi passati a richieste puntuali: «Ci piacerebbe ricevere un aiuto sul trasporto degli animali, maggiore precisione nei pagamenti, una strategia condivisa per promuovere il cavallo all’estero come la maggior parte degli stati del nord Europa – ha concluso l’allevatore – e se non possiamo stravolgere il panorama internazionale, certamente possiamo ripartire dai nostri confini regionali con idee chiare ed un progetto serio ed ambizioso». Le potenzialità sono molteplici ma serve il lavoro di tutti per restare in sella.