Quando i robot aiutano gli operai

Morazzone l’industria 4.0 è targata Prm, l’azienda specializzata nella produzione di raccordi per impianti petrolchimici in acciaio di carbonio, acciai legati e acciaio inox nata fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta grazie alla intuizione del fondatore Franco Pierini. E qualche giorno fa il figlio Mauro Pierini, che assieme alla sorella Barbara guida dal 1998 l’impresa, è stato testimonial a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo, per la provincia di Varese, del seminario “Trasferire la robotica nel mondo delle Pmi”. Già, perché la grande novità e l’innovazione della Prm passano per quei sei bracci automatizzati collegati ai torni, affettuosamente chiamati “yellow man”, che svolgono quelle mansioni lunghe, ripetitive e a volte pericolose fino a poco tempo fa affidate alle maestranze. E gli operai? Niente paura, perché non sono stati sostituiti dalle macchine ma con l’avvento dei sei robot li hanno affiancati svolgendo un lavoro più tranquillo e anche più gratificante soprattutto a livello tecnologico. «In effetti – racconta Mauro Pierini – è proprio così. La scelta dell’industria 4.0 è stata necessaria per migliorare, garantire e addolcire la produzione rendendola meno monotona. Una volta nella produzione di un pezzo si parlava di minuti: adesso i tempi si sono ridotti a secondi. Quindi possiamo far fronte alle commesse con più rapidità, il cliente è più contento e siamo riusciti anche a evitare lo stress da ripetizione del lavoro». La Prm srl attualmente dà lavoro a cinque dipendenti e ai sei “yellow man”: i suoi raccordi, utilizzati per trasferire il petrolio grezzo e quindi di altissima precisione, si trovano un po’ in tutte le raffinerie del mondo e rappresentano un ulteriore successo dell’imprenditoria italiana. «Siamo qui per dire – continua Barbara Pierini che l’industria 4.0 non è legata alle dimensioni dell’azienda ma tutti possiamo diventare 4.0. Quello che fa la differenza è come la si inserisce all’interno del processo aziendale esistente e cosa si vuole cambiare. Si tratta di attrezzarsi per fare il salto di qualità. Nel futuro più immediato c’è l’introduzione di un altro robot, un piccolo ampliamento e la collaborazione con istituzioni, associazioni e istituti del territorio per organizzare stage con i ragazzi: proprio per trasmettere loro questa nostra voglia di industrializzazione, per insegnare ai ragazzi che tutto è possibile».