Qatar Airways si arrabbia Trattativa giù in picchiata

La Prealpina - 23/06/2016

La pazienza ha un limite. E quella di Qatar Airways, dal mese di febbraio alla finestra ad attendere un’intesa coi sindacati per rilevare il 49 per cento del Gruppo Meridiana e rilanciare le attività aeree, è terminata ieri, nel giorno in cui si è chiusa la procedura di mobilità per 955 dipendenti (di cui circa 400 basati a Malpensa) aperta lo scorso 9 aprile. Ritenendo troppo chiuso l’atteggiamento delle parti sociali, il colosso dei cieli di Doha – l’ultima speranza per tentare di salvare la seconda compagnia aerea italiana – nella tarda mattina di ieri ha deciso di ritirarsi dal tavolo della trattativa. Una posizione drastica, mediata dal ministro dei TrasportiGraziano Delrio, intervenuto in prima persona per sedare gli animi e convincere gli investitori stranieri a tornare sui propri passi. Strappo ricucito? In parte sì, nel senso che la mediazione diretta del governo ha consentito di riprendere il negoziato nel pomeriggio. Le difficoltà però restano enormi, perché le divergenze alla base di una mancata intesa ricercata da mesi permangono, nonostante la volontà manifestata da tutti di chiudere la vertenza con un esito positivo. «Abbiamo ripristinato i contatti però ci sono molte difficoltà», ha dichiarato il ministro. «Ci sono state delle difficoltà nelle ultime ventiquattro ore perché si chiedeva una rapida e definitiva chiusura della trattativa che invece per Qatar non era soddisfacente».

Anche i sindacati, almeno tramite le dichiarazioni ufficiali, si dicono pronti a chiudere. Temendo forse che la decisione della controparte fosse perentoria, ieri hanno usato parole di miele. «Abbiamo sempre dato un giudizio positivo del progetto industriale di Qatar Airways e, con l’avvicinarsi della chiusura della procedura di mobilita, abbiamo consegnato le nostre proposte al governo che in gran parte si basano sul piano industriale di Qatar Airways», hanno commentato le segreterie nazionali di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Ta. «Siamo quindi in attesa da almeno quarantotto ore di una formale proposta di accordo confermando che ci sono tutte le condizioni per poterlo sottoscrivere».

La vertenza Meridiana, da mesi ormai appesa a un filo, ieri si è complicata ancora di più. Sul tavolo, al lordo delle uscite volontarie firmate nelle ultime settimane (220 hanno accettato la messa in mobilità incentivata), ci sono 955 esuberi su 1.600 dipendenti: 880 in Meridiana Fly e 75 in Meridiana Maintenance. In caso di accordo con Qatar Airways potrebbero scendere a 527 (nessun pilota, 422 assistenti di volo, 48 del personale di terra e 57 della manutenzione), fino a toccare quota 300 in base ai recenti ai recenti licenziamenti volontari.

Ancora troppi? Secondo i sindacati più intransigenti sì. Ma l’alternativa – uno scenario che ieri mattina, per qualche ora, si è palesato come un incubo – è che senza lavoro rimangano tutti i 1600 dipendenti del Gruppo Meridiana. Soltanto tre settimane fa, infatti, in una lettera aperta spedita a tutti i lavoratori, il presidenteMarco Rigotti aveva sottolineato che, senza l’ingresso di Qatar Arways «non vi siano prospettive e dunque alcuna utilità nel continuare a finanziare la prosecuzione di un’attività in perdita». In altre parole, nero su bianco il numero uno di Meridiana aveva detto che senza i petrodollari la compagnia aerea è destinata alla chiusura. Il futuro di Meridiana, senza alcuna partnership internazionale, è dunque esposto a gravi incertezze a causa del debole posizionamento sul mercato. E dopo quattro mesi di melina, ora il futuro si gioca in poche ore.