Provincia nei guai, persi 7 milioni

VARESE I dipendenti delle ex Province ieri hanno scioperato. Mobilitazione indetta a livello nazionale con l’obiettivo di sottolineare la grave carenza di risorse per gli enti locali, che mette a repentaglio l’erogazione dei servizi e non solo. Situazione che ha già determinato la riduzione o addirittura la chiusura di alcune attività. Ma anche una situazione nota, che è andata peggiorando dopo il referendum del 4 dicembre che ha mantenuto in vita gli enti intermedi, destinati in un primo tempo ad essere soppressi. Infine, situazione che per la Provincia di Varese è ancora più pesante a causa del famoso o famigerato “buco” di 50 milioni che, secondo l’attuale maggioranza di centrosinistra alla guida di Villa Recalcati, sarebbe stato ereditato dai precedenti esecutivi di centrodestra.

Con una ulteriore penalizzazione: l’esclusione dal riparto dei contributi elargiti dallo Stato per ripianare e chiudere i bilanci. Varese si è vista sfumare la bellezza di 6,7 milioni di euro. Un problema, anzi, un grosso problema, che qualcuno spiega con una negligenza clamorosa: il mancato invio nei tempi previsti della documentazione sull’entità dello squilibrio di bilancio. Destinatario: l’Upi, l’Unione delle province italiane, che se ne sarebbe poi fatta interprete nelle sedi governative. Documenti arrivati in ritardo, con la conseguenza di rimanere con un pugno di mosche. E con l’impellente necessità di far quadrare i conti.

In quale modo? «Stiamo valutando il da farsi” taglia corto Giuseppe Licata, sindaco di Lozza e delegato dal presidente Gunnar Vincenzi a seguire le questioni contabili della Provincia. Licata, però, giustifica quanto accaduto con “l’impossibilità di produrre il dossier richiesto dall’Upi da parte di un ente che sta facendo fronte con enormi difficoltà a un piano di riequilibrio che, come tutti sanno, si è reso necessario al fine di recuperare il deficit di bilancio di 50 milioni di euro causato dall’amministrazione leghista».

Di più: la Provincia di Varese è in buona compagnia, assieme ad altri enti che non hanno potuto produrre le stesse certificazioni. Riecco Licata: «Aggiungo che il contributo in questione è destinato al supporto finanziario delle Province prossime al pareggio di bilancio, mentre quella di Varese ha purtroppo un deficit per l’anno in corso di 6,7 milioni». Un po’come dire: se stai affogando, lo Stato ti tiene sott’acqua. Ècosì? Licata precisa: «Sono in corso interlocuzioni politiche per ottenere l’erogazione di contributi straordinari».

Sapendo come procedono di solito le “interlocuzioni politiche” c’è da ritenere che Villa Recalcati stia proprio annaspando, prima di inabissarsi. Allarme rosso, dunque? Dal canto suo, Gunnar Vincenzi, assolvendo gli uffici e fornendo una spiegazione al mancato contributo di 6,7 milioni, non nasconde le difficoltà. Colpa della legge Delrio che, dopo il referendum, attende ancora di essere riveduta e corretta, colpa dei tagli statali, colpa delle passate gestioni, colpa di quello che si vuole «ma adesso siamo con il culo per terra».

Per di più con una ulteriore emergenza, quella degli organici ridotti ai minimi termini. Giuseppe Licata ne fa cenno critico parlando di «blocco delle assunzioni imposto dallo Stato e di messa in mobilità di parte del personale nel periodo precedente al referendum costituzionale, una politica del personale che, con il senno di poi, ritengo sia stata poco lungimirante».

Vecchia polemica, soliti guai. L’aspetto che non sfugge è che le osservazioni di disappunto arrivano, oltre che dalle opposizioni, da un esponente della stessa maggioranza di centrosinistra. Dalla quale (maggioranza) escono anche le notizie sulle presunte negligenze e dimenticanze procedurali che hanno messo la Provincia di Varese «con il culo per terra».