Provincia Anticorruzione, appalto nel mirino

A cinque mesi dalla fine del suo mandato, la giunta provinciale guidata da Gunnar Vincenzi si trova a dover schivare un’altra “tegola amministrativa” di non poco conto.

Tempo fa il consigliere Giuseppe Longhin presentò all’Autorità Anticorruzione un esposto su alcuni aspetti gestionali relativi agli edifici in proprietà all’ente. Per la precisione, si tratta del “Servizio di gestione clima, l’esercizio, la manutenzione ordinaria e straordinaria, la messa a norma e la riqualificazione tecnologica degli impianti di climatizzazione, l’esercizio, la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti idrosanitari, degli impianti elettrici e correnti deboli a servizio degli edifici della Provincia”.

Nella presa di posizione leghista venivano contestati in particolare due aspetti della relativa delibera: l’allungamento dei tempi dell’appalto e il costo dell’operazione, che sarebbe passato da 20 a 37 milioni di euro più iva.

A fine aprile (ma i contenuti della documentazione sono stati resi noti sono in questi giorni) è arrivato il giudizio di Anac che, con delibera numero 384 del 17 aprile scorso, ritiene «confermate le criticità» in «assenza dei presupposti giuridici per ricorrere all’istituto della proroga tecnica, mancato rispetto dei limiti temporali per il ricorso alla proroga, carenza di controllo nella fase esecutiva del contratto, violazione dei principi di libera concorrenza» e altro; con l’ulteriore decisione di inviare le carte a Corte dei Conti e Procura della Repubblica per l’accertamento di eventuali danni e responsabilità.

Insomma un bel salto di qualità, se così lo possiamo definire sotto il profilo amministrativo ma, è ovvio, anche politico. Tanto è vero che il Carroccio (che, come noto, la Legasiede sui banchi dell’opposizione a Villa Recalcati) rilancia subito il problema.

«La parola violazione è ripetuta otto volte, perciò parlo di pagine pesanti come macigni, di una severa bocciatura che contesta nel metodo e nel merito gran parte delle azioni decise dall’amministrazione Vincenzi» assicura Longhin, da pochi giorni dimissionario per motivi personali dalla carica di consigliere provinciale, ma che ovviamente continua a seguire la vicenda da lui stesso messa in moto.

«Purtroppo avevo ragione a dubitare e questo mi suscita amarezza perché in gioco c’è il denaro del contribuente e perché il giudizio dell’autorità guidata da Raffaele Cantone è arrivato come accusa a chi governa proprio alla fine della mia presenza a Villa Recalcati»

«Piena fiducia al dirigente»

Ci sono due parole-chiave nel giudizio che Gunnar Vincenzi fornisce a proposito della vicenda: scindere e fiducia. Per non mescolare direttamente e scelte politiche con quelle tecniche. Il presidente della Provincia le spiega così: «Le osservazioni dell’Autorità Anticorruzione sono rivolte al dirigente e non al sottoscritto. Non lo dico per scaricare il problema, ma perché questo è il dato concreto da cui partire: bisogna scindere l’azione intrapresa dalla politica rispetto alle scelte adottate dalla sfera tecnica. Ma subito dopo tengo a precisare che il dirigente gode della mia piena e in condizionata fiducia. Egli ha accompagnato l’ente in questi ultimi anni molto difficili, in particolare negli ultimi quattro quando è passato da circa 500 a 300 dipendenti con tutto quello che ne consegue in fatto di lavoro amministrativo. E lo ha sempre fatto con grande professionalità. Sono certo che le sue scelte sono state ponderate. Spetterà poi agli enti superiori intervenire in merito se le circostanze lo richiederanno».

Sotto i riflettori è insomma finito Alberto Caverzasio, l’unico dirigente rimasto a Villa Recalcati dopo i pesanti tagli al personale degli ultimi mesi. A lui sono toccare le scelte tecniche inerenti anche i temi affrontati prima nella richiesta di Giuseppe Longhin e poi nel rinvio deciso dall’Autorità Anticorruzione. Tutto materiale che, fra l’altro, è giunto ufficialmente al tavolo della presidenza soltanto ieri anche se sui social circolava già da un paio di giorni. A finire nel mirino, questa volta come per esempio in occasione dell’intricato “buco a bilancio” o come lo si voglia giudicare, sono ancora principalmente gli uffici tecnici che devono sbrigare migliaia di carte ogni anno. Ma l’aspetto politico della vicenda non c’entra proprio nulla?

«Certo, la politica c’entra sempre, un riflesso di tipo politico c’è su tutto. Quindi anche in questo caso. Se lo vogliamo trovare, non è difficile. Ma -ribadisce Vincenzi- i due aspetti vanno tenuti separati non perché lo dico io, ma perché lo afferma la stessa documentazione in nostro possesso». Ieri pomeriggio una riunione svoltasi nell’ufficio di presidenza ha affrontato direttamente il problema, ma più che altro per una semplice presa d’atto alla luce delle carte appena giunte da Roma e per una sorta di “manifestazione di solidarietà” verso il dirigente.

Tanto è vero che non è stata presa da parte del governo dell’ente alcuna decisione su come procedere. Del resto non ce n’è motivo e nemmeno necessità. Il livello verso il quale procedere spetta, a questo punto, solo a Corte dei Conti e Procura della Repubblica.