Pronti ad assumere ma è missione impossibile

La Prealpina - 09/06/2016

Da un parte ci sono schiere di neolaureati, magari anche brillantemente e a pieni voti, in cerca di un primo impiego in aziende solide che si occupano di settori in forte espansione, la cui principale difficoltà nel trovare lavoro risiede nel fatto di non avere esperienza. Dall’altra aziende che, nonostante questa innegabile realtà, pare facciano fatica a trovare personale da assumere in posizione appositamente dedicate ai neolaureati da formare.

Succede a Gallarate, dove ha la sua base operativa la Kroll Ontrack, una azienda impegnata da oltre 30 anni nel settore del recupero dati digitali, divenuti inaccessibili per guasti, errori umani, virus o cancellazioni accidentali, dai più disparati supporti di storage.

Grazie all’utilizzo di raffinate tecnologie, sviluppate e costantemente aggiornate, questa azienda si è fatta strada negli anni ed è diventata una multinazionale del settore, tanto da arrivare ad occuparsi del recupero del disco dello Space Shuttle incidentato negli Stati Uniti nel 2003. Oggi gestisce ormai una media di 50 mila casi all’anno. Un’azienda, insomma, decisamente appetibile dal punto di vista di un giovane in cerca del primo impiego, soprattutto perché, a differenza della maggior parte delle multinazionali di settore, non richiede una esperienza lavorativa specifica pregressa: «Cerchiamo due nuove risorse a cui offriamo un contratto a tempo indeterminato, formazione e una buona retribuzione – ha specificato Paolo Salin, Country Director della Kroll Ontrack –. Mi sembra un’ottima offerta di questi tempi, eppure da tempo non riusciamo a trovare nessuno».

Le candidature sono arrivate. Circa quaranta, negli ultimi mesi, ma solo dieci persone hanno avuto accesso al colloquio che però non è stato superato: «I ragazzi che si sono presentati avevano senza dubbio dei buoni profili – ha proseguito Salin – ma non abbiamo potuto fare a meno di notare di quanto fossero arrivati impreparati al colloquio: non conoscevano l’azienda e non si erano informati prima e non avevano sufficiente dimestichezza con la lingua straniera, fondamentale per una multinazionale». L’inglese: è sempre lui il nemico numero uno di molti giovani neolaureati. Nel Bel Paese si studia poco e male nella scuola dell’obbligo, mentre all’università viene liquidato come un esame tra tanti che di certo non è sufficiente a garantire una perfetta comprensione e una parlantina abbastanza fluida da poterlo utilizzare in ambito lavorativo. E così i giovani neolaureati italiani si scavano la fossa da soli. Troppo spesso il sistema non li vuole, e quando invece li vorrebbe, come nel caso della azienda di Gallarate, non si dimostrano all’altezza della situazione.