Primi scenari per la ripartenza

La Prealpina - 31/03/2020

– Che cosa succederà al sistema economico italiano e varesino quando l’emergenza sanitaria, finalmente, comincerà ad allentare la morsa e le attività produttive potranno riprendere a pieno ritmo? Tornerà tutto come prima? Non proprio. A spiegarlo è Massimiliano Serati, direttore della Divisione Ricerca Applicata e Advisory e del centro sviluppo dei territori della Liuc Business School: «Noi dobbiamo iniziare ad approfondire il tema del “dopo emergenza” per arrivare preparati – spiega – Perché, una volta esaurita la tempesta, la strada da percorrere sarà lunga. Già ora dobbiamo tener ben presente almeno un paio di elementi. Il primo è il “timing”, vale a dire i tempi. Tutti noi ci chiediamo quando finirà. Tutte le previsioni in circolazione sono poco affidabili e poco robuste. Il Fondo Monetario, qualche giorno fa, ipotizzava un inizio di ripresa nel terzo trimestre dell’anno. Ma oggi possiamo invece dire che una crisi che si protrarrà per tutto il 2020 è una ipotesi non trascurabile. Allora chiediamoci quali potrebbero essere i percorsi di ripresa» Modello a U batte modello a V «È molto popolare la diffusione del cosiddetto modello a V per la ripresa», spiega Serati . «Questo modello – continua il docente – prevede che, una volta terminata l’emergenza, ci sia una ripresa tanto rapida e intensa quanto lo è stata la crisi innescata dal diffondersi del contagio. Questa ipotesi, però, è discutibile». Secondo il docente Liuc, però, il modello più realistico è quello cosiddetto a U. «Questo tipo di percorso – continua Serati – a differenza del primo, prevede che, dopo un forte rallentamento economico come quello che stiamo vivendo, ci sia una prima fase di stagnazione, che potrebbe avere una durata variabile tra i 6 e i 9 mesi, seguita poi da una vera ripresa». Le ragioni Serati chiarisce quali siano le ragioni che portano a ipotizzare una ripresa lenta nel tempo. «Innanzi tutto sappiamo che le aspettative e il grado di fiducia di famiglie e imprese non cambia da negativo a positivo in breve tempo. Per mettere in moto investimenti e consumi bisogna passare da una fase interlocutoria. In secondo luogo alla fine dell’emergenza sarà necessario analizzare nel dettaglio lo stato di salute della nostra economia. Le perdite subite saranno tali da richiedere un periodo di assestamento prima di poter ripartire». Ma c’è anche un terzo elemento che andrà inevitabilmente a pesare sulla ripresa: il debito. «Tutte le misure messe in campo fino ad ora – spiega Serati – si basano su meccanismi di indebitamento. Il debito è sempre un fattore di freno per l’economia e le imprese che intendono rilanciare la propria attività». La doppia crisi C’è un elemento importante che va tenuto in considerazione nel momento in cui si getta lo sguardo oltre l’emergenza sanitaria. Si tratta della perdita di posti di lavoro. «La crisi occupazionale – sottolinea Serati – raggiungerà il suo culmine al termine dell’emergenza sanitaria e porterà con sé tutte le conseguenze tipiche di questo fenomeno. A tutto ciò si accompagna un effetto ricchezza negativo, ovviamente originato dalla perdita di posti di lavoro e dalla chiusura delle aziende». Il che significa meno consumi e meno investimenti. Il primo obiettivo sarà quello di reintegrare i risparmi erosi durante la crisi stessa. Le asimmetrie della ripresa Quando la ripresa avrà ingranato la marcia giusta, in una prima fase si avranno inevitabilmente quelle che Serati chiama «asimmetrie». Potranno essere geo-economiche: «non tutti i Paesi saranno allineati sul traguardo della ripresa – spiega il docente Liuc – Le prime aziende che potranno ripartire saranno quelle che lavorano con l’estero e in particolare con quei Paesi che per primi hanno avuto l’emergenza, vale a dire la Cina». Ma ci saranno anche asimmetrie settoriali: «Oggi abbiamo alcuni settori attivi – continua Serati – che operano direttamente sul mercato (agroalimentare, farmaceutico, trasporto ndr.) e altri che realizzano prodotti a magazzino. Il che significa che alla riapertura, prima di ripartire con la produzione a pieno ritmo, ci saranno scorte da smaltire» Le azioni necessarie Da parte delle istituzioni serviranno diversi tipi azioni: «Interventi mirati per settori e filiere, azioni per superare l’i n d e b i t amento e un sostegno più strutturale per le aziende, ad esempio alleggerendo la leva fiscale», conclude Serati.