Primi negli sport e negli studi Al nostro workshop la ricetta

Una sfilata di storie ed esperienze degna della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Tre ore d’un fiato come i 100 metri di Bolt. È stato tutto questo “Dual Career: campioni nello sport e negli studi”, il workshop organizzato ieri da Prealpina nell’aula magna dell’Università dell’Insubria in cui si è dato uno sguardo alla situazione dei giovani che proseguono la disciplina scolastica e sportiva. Da chi “lotta” ogni giorno coi genitori per non vedersi punito con l’assenza forzata a un allenamento a causa di un brutto voto, fino all’apice sportivo italiano e mondiale. Già, perché fra i relatori presenti c’era anche Stefano Braghin, direttore generale del settore giovanile della Juventus: «Sappiamo che su 400 ragazzi del nostro settore giovanile – ha affermato il dirigente bianconero -, soltanto il 10% riuscirà a vivere col calcio e quindi a me preoccupa soprattutto il futuro degli altri 360. E così abbiamo creato il J-College, la prima scuola per studenti-calciatori all’interno di una società sportiva. Gli orari sono modellati sugli impegni sportivi e l’aspetto più positivo è il confronto continuo fra allenatori e professori: le attitudini positive o negative di un ragazzo si vedono in egual modo nello sport e nello studio. Sta a noi esaltarle o correggerle». Nella mattinata, fortemente voluta dall’editore di Prealpina, Daniela Bramati, accompagnata dai figli Davide e Paola Ferrario, e dal direttore del quotidiano Maurizio Lucchi, si è dato ampio spazio ai quattro college dell’Università dell’Insubria ed ai loro responsabili: Giovanni Calabrese (canottaggio), Silvano Danzi (atletica leggera), Giuseppe Gazzotti (sport invernali) e Mariangela Casartelli (tiro con l’arco). «A me – ha detto Danzi, sintetizzando il pensiero dei colleghi – interessa un atleta che pensa e studia, perché solo una testa superiore può gestire bene difficoltà e successi». Lo sa bene il rettore Alberto Coen Porisini, che sta proseguendo il progetto in cui studio universitario e sport vengono armonizzati, per esempio da lezioni on-line o da sessioni di esami calendarizzate ad hoc per gli atleti. Insomma: qualcosa di impensabile fino a poco tempo fa, almeno qui: «Siamo stati i primi in Italia a crederci – ha affermato il rettore – e lo stiamo ampliando perché riteniamo che i talenti dello sport debbano avere l’opportunità di costruirsi un futuro professionale. E, dall’altro lato, è un peccato che in passato si siano persi dei potenziali campioni perché non potevano più conciliare la disciplina con gli studi».

Il dibattito, moderato dal giornalista della Prealpina Antonio Triveri, che ha ricordato come l’Unione europea abbia scritto una direttiva apposita per promuovere la “doppia carriera”, ha dato spazio poi ai licei sportivi, con i referenti Sara Ciapparella (“Marco Pantani” di Busto Arsizio) e Maurizio Barranco (“Edith Stein” di Gavirate) che hanno spiegato come stia proseguendo la sperimentazione: cioè, oltre alle materie scolastiche tradizionali, 6 ore settimanali di educazione fisica (contro le 2 canoniche) in cui sperimentare tutte le discipline ed eventualmente scorgere talenti nascosti. Sarà un caso (o forse no), ma l’istituto di Busto ha contribuito a far sbocciare l’atleta varesino del momento, Nicolò Martinenghi, la gemma più splendente della nuova generazione del nuoto. Realtà ed esperienze applaudite dalle autorità presenti in sala: Davide Galimberti, sindaco di Varese, Mauro Temperelli, segretario della Camera di Commercio, Linda Casalini dell’Ufficio scolastico, Marco Caccianiga delegato provinciale del Coni, Stefano Ferrario, vicesindaco di Busto Arsizio, Claudio Coldebella, direttore generale della Pallacanestro Varese, Eugenio Meschi, presidente del Cus Insubria, e Fabio D’Angelo, preside di Scienze Motorie. A ricordare, tutti, quel che dicevano i romani: mens sana in corpore sano. O, portata ad oggi con le parole di Giuseppe Gazzotti: «Tutti i più bravi sportivi che ho allenato erano quelli che avevano buoni voti alle scuole superiori o hanno finito l’università». Come a dire: vincenti bisogna esserlo sempre.