”Prima i nostri” Il 58 per cento degli svizzeri contro i frontalieri

La Provincia Varese - 26/09/2016

“Prima i nostri”, il Canton Ticino vota contro i frontalieri. «Subito contromisure per difendere i cittadini lombardi» annuncia il governatore della Lombardia Roberto Maroni. E l’eurodeputata di Forza Italia Lara Comi chiede di «isolare» la Svizzera: «I nostri imprenditori tornino in Italia». Ma il presidente dell’associazione Frontalieri Ticino, Eros Sebastiani, precisa: «Oggi ai valichi di confine non accadrà nulla». L’iniziativa referendaria “Prima i nostri”, passata con il 58% dei consensi (molti meno del 68% con cui in Ticino era stato appoggiato il referendum sui contingentamenti del 9 febbraio 2014), non è infatti vincolante, ma necessita di un passaggio legislativo per tradursi in pratica. Ma è evidente che il vento “antifrontalieri” continua a soffiare forte oltre il Gaggiolo, dove ogni giorno si spostano 25mila lavoratori residenti in Provincia di Varese. «Ce l’aspettavamo, c’è malessere oltreconfine – il commento a caldo di Eros Sebastiani, presidente di Frontalieri Ticino – ho già ricevuto molte telefonate preoccupate di lavoratori che chiedono “ma che succede domani? (stamattina per chi legge, ndr) non ci fanno passare?”. Precisiamo che non accadrà proprio nulla: la consultazione sollecita Berna a fare qualcosa, ma dubito che si arriverà mai a una legge vera e propria come richiesto dal testo della consultazione». Eppure il referendum, per Sebastiani, è «il sintomo di un clima che potrebbe diventare esplosivo». Anche Sergio Aureli, responsaabile frontalieri del sindacato svizzero Unia, conferma: «L’esito del referendum sarà di difficile applicazione. Ma è la cartina di tornasole di una politica economica del Ticino che non affronta i problemi del mercato del lavoro». A reagire è la politica. «Accettiamo l’esito del referendum, naturalmente, ma vigileremo perché ciò non si traduca in una lesione dei diritti dei nostri concittadini lombardi o, peggio, nell’introduzione di discriminazioni o violazioni delle norme che tutelano i nostri lavoratori – il commento del governatore della Lombardia, Roberto Maroni -. Regione Lombardia predisporrà le adeguate contromisure per difendere i diritti dei nostri concittadini lavoratori». L’eurodeputata varesina Lara Comi, vicepresidente del gruppo del Partito Popolare Europeo, definisce «un capolavoro di irresponsabilità» l’iniziativa di Udc e Lega dei Ticinesi, e annuncia che partirà subito per Bruxelles, per mettere in agenda «a giorni» un faccia a faccia con il commissario europeo all’occupazione Marianne Thyssen: «Le chiederò di avviare urgentemente la sospensione di tutti gli accordi in essere tra Svizzera ed Europa». Comi chiede senza mezze misure che la Svizzera venga «isolata», visto che l’Europa dovrebbe avviare «una guerra economica» per evitare penalizzazioni nei confronti dei nostri frontalieri. «Faccio un appello alle aziende italiane che hanno sede in Svizzera, affinché per solidarietà tornino in Italia e assumano i lavoratori che oggi sono frontalieri – aggiunge Comi – per favorire e incentivare questo fenomeno di rientro, al Governo italiano chiediamo l’immediata definizione di aree “tax free” nelle zone di confine con la Svizzera». Una prima risposta ferma arriva dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni, che pur ricordando che «il voto non ha per ora effetti pratici», avverte la Svizzera che «senza libera circolazione delle persone i rapporti tra Svizzera e Ue sono a rischio».