«Prima accerchiati, ora invasi»È il grido di dolore dei negozi

La Prealpina - 30/09/2016

Era la città che aveva detto un no fermo e deciso, decenni fa, allo sbarco dei grandi centri commerciali. Non potevano – e ancora adesso non possono – mettere piede sul territorio comunale. Ma oggi Busto Arsizio, col suo commercio di vicinato, non vive tempi felici e si rende conto di aver fatto la fine del topo in gabbia, nonostante quella presa di posizione a tutela dei commercianti.

Questo è successo perché i “grandi” prima hanno accerchiato i “piccoli” ponendosi sul confine cittadino (da Gallarate a Castellanza, da Olgiate Olona a Vanzaghello, coi rispettivi municipi che hanno incassato gli oneri di costruzione e scaricato i disagi sui vicini bustocchi) e adesso invece stanno penetrando nel tessuto urbano in maniera incisiva. «Certo quelle che stanno aprendo sono attività di media distribuzione, non enormi, ma un supermercato è in grado di catturare utenti in maniera importante e di toglierli a chi fino a questo momento aveva costruito un giro di clienti affezionati e poco disposti a prendere la macchina per fare molte compere», riflette Romeo Mazzucchelli, presidente di Ascom di Busto e della Valle Olona, ragionando sulla storia del settore in una città che sperava di dare l’esempio e che invece sta rimanendo vittima delle scelte.

Il massimo dirigente dell’associazione commercianti territoriale non ce l’ha con nessuno in particolare, ma è il sistema che non gli piace e lo preoccupa: «Capisco che oggi a un municipio gli oneri di urbanizzazione facciano gola per riuscire a far quadrare i bilanci, che certi accordi come quello della Coop che sorgerà al Borri sono stati presi dalla precedente amministrazione, che la realtà è così dappertutto e che inoltre si tratta di aziende che pagano puntualmente il dovuto pur di farsi spazio. Tuttavia la realtà è che poi i negozianti soffrono e, in molti casi, chiudono». Insomma, chi porta lavoro e crea occupazione, indirettamente ne toglie altrove. «Sono le regole di un mercato dell’offerta ormai completamente saturo, specialmente in tempo di crisi».

Certo è che gli operatori più piccoli non demordono: «I nostri associati, che cerchiamo di aiutare in questo, sanno che devono affrontare e superare la concorrenza della media e grande distribuzione attraverso l’innovazione, la specializzazione e la qualità. Però è difficile resistere quando l’assalto è così forte».

D’altronde per Mazzucchelli «purtroppo i negozi risentono di questa invasione, che già prima si sentiva e che adesso lo fa in maniera più forte, senza considerare che la recessione generale non è ancora passata. Inutile nascondere che oggi le famiglie, con meno risorse per i consumi e tante spese a cui far fronte, vanno dove trovano tutto con promozioni allettanti. Viceversa il negozio tradizionale può rispondere con il servizio e la cura, ma non regge il confronto sul piano dei prezzi, a meno che non voglia fallire. E i grandi centri commerciali la fanno in questa maniera da padroni».

Il tutto senza che il trend paia poter cambiare: «Credo che l’inserimento all’ex Borri di un supermarket non sarà l’ultimo della serie e, appena diverrà operativo, farà chiudere ancora qualche negozio. Su questo non ho dubbi. Perché almeno finora ci si era stabilizzati, gestendo l’accerchiamento dei centri commerciali. Adesso invece l’inserimento nel tessuto urbano, con le relative conseguenze sul traffico, non potrà che pesare».

La situazione che disegna il presidente Ascom è così spietata: «I dati dicono che il commerciante oggi si barcamena. E io, pur essendo uno che vuole essere sempre ottimista, stavolta sono il primo a dire che il futuro dei nostri associati sarà sempre più un punto interrogativo».