Prestiti del Molina Campiotti e Airoldi vanno a processo

La Prealpina - 17/10/2019

hristian Campiotti, ex presidente della Fondazione Molina, e Lorenzo Airoldi, editore di Rete 55, saranno processati con l’accusa di peculato. Lo ha deciso ieri pomeriggio il gup Giuseppe Fertitta, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Lorenzo Dalla Palma, al termine dell’udienza preliminare per la vicenda dei prestiti concessi dalla storica casa di riposo varesina. La prima udienza, davanti al collegio, è in calendario il 6 febbraio 2020. In quello stesso giorno, peraltro, il Consiglio di Stato discuterà il ricorso presentato da Campiotti contro l’ultima sentenza del Tribunale amministrativo regionale che ha dato ragione all’Ats in merito al commissariamento della Fondazione. Fondazione che, peraltro, nell’udienza di ieri s’è costituita parte civile, con l’avvocato Fabio Belloni.

Nel mirino della Procura erano finiti, nel 2016, due prestiti concessi dalla Fondazione Molina: un investimento obbligazionario con “premio” (quello per 450.000 euro concesso a Rete 55 Evolution Spa, società collegata all’emittente televisiva) e un investimento obbligazionario ipotecario (quello da mezzo milione di euro a Mata Spa, il cui legale rappresentante non compare però in questo processo, un filone di un’inchiesta più ampia). Prestiti che, secondo l’accusa, configurano l’ipotesi di peculato perché Campiotti in questo modo avrebbe “distratto” denaro del Molina a vantaggio di altri, e in particolare di Airoldi, suo compagno di partito nella Lega Civica. Accusa fondata sul fatto che Campiotti era ritenuto pubblico ufficiale, in quanto la Fondazione è un ente vincolato a principi di natura pubblicistica.

Ed è proprio su questa questione di diritto che si è concentrata l’udienza di ieri. Poiché per gli avvocati dei due imputati (Pietro Romano per Campiotti e Stefano Bruno per Airoldi), il Molina è invece una fondazione di diritto privato e quindi il suo presidente non può essere considerato un pubblico ufficiale. A sostegno di questa tesi, l’avvocato Bruno ha prodotto l’ultima sentenza del Tar sulla vicenda, che non è stata però ritenuta determinante dal giudice poiché non è ancora definitiva, essendo ancora pendente il ricorso di Campiotti.

Peraltro – hanno sottolineato i difensori – per statuto, la fondazione può sovvenzionarsi attraverso delle rendite. Come, appunto, i due prestiti “incriminati”, che stanno rendendo il tre per cento.

«Affronteremo con serenità il processo, sicuri di ottenere l’assoluzione», ha commentato l’avvocato Romano a fine udienza.