Premio poeta bosino Il bis di Luisa Oprandi

La Prealpina - 26/01/2018

Diciotto poeti per trentuno poesie. Ma anche quest’anno niente da fare: ad aggiudicarsi ancora una volta il premio del Poeta Bosino alla Festa della Gioebia è lei, Luisa Oprandi, alla seconda vittoria consecutiva da quando è rientrata in gara dopo un’assenza di due anni. Con una bosinata, la tipica serenata in versi, “I dì du la merla” ha sbaragliato gli altri concorrenti, mettendo d’accordo all’unanimità la giuria composta dagli esperti di dialetto e letteratura bosina Paola Barlocci, Giuseppe Carcano, Giovanna Gervasini, Livio Ghiringhelli e Robertino Ghiringhelli. Protagonisti Ul Peder, la Palmira, la Pina e la Sciura Cesira, persone semplici di una volta che festeggiano i ritmi e il passaggio delle stagioni, vivendo sia i momenti felici che quelli tristi. Verdetto unanime anche per il secondo e il terzo classificato, rispettivamente Michele Piacenza con Da Dré a la memoria e Luigi Carlo Binda con I duu spusitt.

Soddisfatta la vincitrice Oprandi, la quale aveva espresso nel pomeriggio la speranza che fosse a vincere l’altro componimento da lei presentato e dedicato all’amato Campo dei Fiori.

Si è rinnovato dunque ieri sera nella Sala Campiotti della Camera di Commercio il tradizionale appuntamento dell’ultimo giovedì di gennaio con la Festa della Gioebia, alla presenza di un centinaio di invitati e diverse autorità cittadine: tra i presenti, anche Giuseppe Redaelli di Varese Vive, cui il regiù Luca Broggini ha dedicato un saluto particolare, segno del «desiderio insito tra i soci della Famiglia Bosina di allargare la collaborazione con altre associazioni, aprendoci a chi vorrà dare il proprio apporto».

Broggini ha anche proposto, durante la serata, di istituire un ulteriore premio, destinato tra i rimasti esclusi «che potrebbe essere dato nella nostra riunione di aprile».

Ad allietare la serata le danze del Gruppo Folk Bosino. Il riconoscimento speciale per donna dell’anno è andato alla professoressa Giuseppina De Maria, presidente di Unitre Varese, la quale ha avuto parole di grande affetto nei riguardi dei 350 soci che l’associazione raccoglie: «Amo dedicarmi alle persone che hanno bisogno di essere sostenute e incoraggiate, in definitiva è una cosa che fa del bene anche a me e a tutti i volontari che mi aiutano. È una scelta di vita quella di dedicare così tanto tempo all’associazione, per me è normale arrivare in sede alla mattina e fermarmi fino a tardi, finché c’è bisogno».