Premio Chiara, ultima sfida

La Prealpina - 25/10/2019

I bambini felici o quelli abusati di Beatrice Masini, le famiglie o le coppie in crisi di Laura Morante oppure i sempiterni miti greci rivisitati da Marta Morazzoni? La giuria dei 150 lettori, italiani e ticinesi, del Premio Chiara Festival del Racconto ha già deciso votando in maniera anonima nei giorni scorsi, ma nessuno conosce il risultato. Nemmeno il notaio Franca Bellorini, che domenica dalle ore 17 inizierà lo spoglio delle schede che le sono pervenute nelle ultime settimane.

Lo farà, come felice consuetudine per la manifestazione finale del Premio istituito dall’Associazione Amici di Piero Chiara col sostegno di enti diversi (Comune, Provincia, Regione, Repubblica e Cantone Ticino, Comunità di Lavoro Regio Insubrica, Camera di Commercio, Fondazione Comunitaria del Varesotto, Fondazione Aem), “in diretta” davanti al pubblico che interverrà nella Sala Napoleonica alle Ville Ponti del capoluogo. Formula accattivante perché genera suspense e collaudata: il giornalista Vittorio Colombo intervisterà le tre scrittrici, l’attrice Claudia Donadoni condurrà l’appuntamento che prevede anche i premi Giuria della Stampa (composta, oltre alla Prealpina col supplemento Oltre, da Livingslife, Il Giorno, Corriere del Ticino, Radio Missione Francescana, Varese7press, La Repubblica, L’Osservatore, Tele7Laghi, Varesereport, Varesenews, Rete 55, Radiotelevisione svizzera) ad una delle tre finaliste, Segnalati e Inediti, già attribuiti rispettivamente al cantautore e scrittore Davide Van De Sfroos per il suo “Ladri di foglie” (La Nave di Teseo editore) e alla psicologa e scrittrice Lorenza Noseda per “Gente di frontiera” (Pietro Macchione Editore). Un posto particolare viene riservato al Chiara Giovani, che per la prima volta aggiunge al premio tradizionale quello attribuito dalla Regio Insubrica “per un racconto giudicato meritevole tra i venti arrivati in finale”.

In questa pagina trovate le interviste alle finaliste del Chiara 2019. Nomi importanti del panorama letterario e, in generale, culturale italiano. Tre donne, come abbiamo detto e anche questa connotazione tutta femminile rappresenta una “quasi novità” nell’ambito della manifestazione (unico precedente nel 2000). A ciascuna di loro abbiamo rivolto tre domande. Le prime due uguali per tutte: 1-Da dove origina iò libro e quali motivi l’hanno spinta a scriverlo? 2-Secondo un proverbio svedese, “In un buon libro, la cosa migliore è tra le righe”. Secondo lei cosa c’è di buono tra le righe del suo libro? La terza domanda è invece diversa da caso a caso, “ritagliata su misura”, per così dire, e si trova inserita in ciascun articolo.