Preca Brummel – Salvataggio estremo

La Prealpina - 08/09/2020

– Dopo quasi settant’anni di attività, Preca Brummel Spa, azienda leader
nella produzione di abbigliamento per bambini, si prepara ad affrontare la sua sfida più grande: riuscire a rimanere sul mercato ed evitare il fallimento. E la strada intrapresa sembra quella giusta, anche se non mancheranno sacrifici e qualche difficoltà.

Brummel, infatti, ha chiesto l’ammissione alla procedura di
amministrazione straordinaria, con il preciso intento di di preservare l’attività dell’impresa.
Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta e nominato un commissario che verificherà passo dopo passo tutte le strategie messe in atto dal management per affrontare la crisi. «Questa scelta è stata ponderata con il preciso intento di proseguire con l’attività industriale – commenta Roberto Spotti, socio dello studio Pwc Tls – che assiste l’azienda – Permette di
ridurre al minimo il danno causato dalla pandemia. Si salva l’azienda e si salvano i posti di lavoro, anche se i ricavi saranno ridotti e, inevitabilmente, si dovrà procedere con una ristrutturazione».

Il colpo inferto dal Covid è stato davvero pesante. L’azienda, infatti, nel 2018 aveva già chiesto e ottenuto l’apertura della procedura di concordato di continuità. Era stato elaborato un piano industriale e un piano di rientro
nei confronti dei creditori che è stato portato avanti con regolarità per tutto il 2019, anno in cui l’azienda è arrivata a fatturare 45 milioni di euro. Poi a febbraio la pandemia ha cambiato di nuovo tutte le carte in tavola. I punti
vendita mono marca (Brums) sono rimasti chiusi in base alle disposizioni del governo e la crisi finanziaria è stata a quel punto inevitabile. Tra l’altro, essendo già in essere il concordato, per l’azienda è stato praticamente impossibile ottenere ulteriori finanziamenti dagli istituti di credito, nonostante le agevolazioni del governo. Di qui la decisione di procedere con la richiesta dell’amministrazione straordinaria.

Il nuovo piano industriale si concentrerà sul core business aziendale e sullo storico marchio Brums, con un fatturato previsto di 27,5 milioni di euro. Ci sarà particolare attenzione sia al retail mono marca, sia all’e-commerce.
«Negli ultimi anni abbiamo assistito a una forte trasformazione nel comportamento dei consumatori, offrendo nuovi servizi integrati tra
retail fisico e canale e-commerce che agevolano e semplificano le modalità di acquisto, raggiungendo ottimi risultati – afferma Carola Prevosti, amministratore unico – È su questa linea che intendiamo rivedere il modello di business, coinvolgendo anche il canale multimarca, sia in Italia che nei principali mercati esteri di riferimento».

«I grandi della moda possono spingere le nostre imprese»

-«I grandi brand della moda italiana potrebbero davvero aiutare l’industria tessile del nostro Paese e della provincia di Varese». Ad esserne convinto è Piero Sandroni (nella foto) , presidente del gruppo merceologico tessile e abbigliamento dell’Unione industriali della provincia di Varese. «È’ chiaro che i nostri imprenditori oggi stanno vivendo un momento che non è per nulla positivo – spiega – dal momento che partiamo da due elementi estremamente negativi. Il primo è la chiusura dei negozi decretata dal lockdown, che ha bloccato le vendite e di conseguenza le collezioni. Il secondo elemento è il fatto che la clientela, i cittadini, non hanno certo tra le priorità lo shopping o il voler rinnovare il guardaroba. A ciò
si aggiunge la situazione della pandemia, che coinvolge noi ma anche i nostri Paesi direttamente vicini come Francia e Spagna. Il quadro a breve termine, dunque, è estremamente difficile. A questo punto bisogna muoversi sul lungo termine».

Ed è qui che si inserisce il ruolo determinante dei grandi marchi del Made in Italy. «Sappiamo che i grandi marchi della moda – continua Sandroni – in questi anni si sono spesso riforniti nei Paesi asiatici. Ora, a causa del Covid, potrebbero decidere di trasferire almeno una parte della loro produzione in Europa, e ovviamente in Italia, le nostre aziende potranno avere benefici importanti. Ricordiamoci che da noi c’è la filiera completa , qui nascono prodotti di qualità e qui si realizzano quelli di punta. Senza dimenticare che trasferire le produzioni in Italia significherebbe anche poter garantire un servizio migliore, con tempi più veloci». Insomma, una possibilità per uscire dal tunnel, seppur con tante incertezze, esiste.

Intanto, proprio oggi a Fiera Milano si inaugura Milano Unica, l’appuntamento internazionale dedicato ai tessuti. «È’ un segnale importante – conclude Sandroni – e mi auguro che i nostri imprenditori ne traggano benefici per i prossimi mesi».