Potrebbe essere solo l’inizio

La Prealpina - 04/01/2022

MALPENSA Potrebbe essere una primavera bollente quella che si appresta a vivere l’aeroporto di Malpensa. E, purtroppo, non si tratta di boom di prenotazioni per viaggi di lungo raggio, quanto piuttosto il rischio che ai primi esuberi di Air Italy se ne aggiungano altri e non solo nelle compagnie aeree. I timori tra chi lavora in aeroporto e anche tra i rappresentanti sindacali ci sono eccome. All’origine, la scadenza degli ammortizzatori sociali di emergenza ( Cassa integrazione Covid) legati alla pandemia avvenuta lo scorso 31 dicembre: una scialuppa di salvataggio utilizzata da tutte le società e le aziende che gravitano intorno allo scalo. Ora che succederà? Si cominceranno a snocciolare numeri di esuberi? «Noi ci opporremo con tutte le nostre forze – spiega Livio Muratore, segretario provinciale di Filcams Cgil – nel caso in cui dovesse accadere. Ma ci auguriamo che, là dove ci siano delle difficoltà, si faccia ricorso agli ammortizzatori sociali ordinari». Intanto, a livello nazionale, la richiesta avanzata al governo è di una proroga degli aiuti straordinari fino al 31 marzo, esattamente la data in cui scadrà anche lo stato di emergenza nazionale. Fino a oggi, però, nessuna decisione è stata presa in tal senso.

Sta di fatto che a Malpensa i posti a rischio potrebbero essere migliaia. Il primo nodo da sciogliere è quello della riapertura del Terminal 2, che, a causa di Omicron, sembra non essere prevista a breve. Al T2 sono in servizio circa quattromila persone , al momento in stand by con ammortizzatori sociali e turni di lavoro a singhiozzo al terminal 1. ma anche la ristorazione commerciale potrebbe essere a rischio. È un settore che vive dei passaggi dei viaggiatori e sicuramente è tra quelli che sta soffrendo di più dentro allo scalo. I dipendenti, in questo caso, sono circa 500. Al Covid, poi, si sommano anche i primi tre mesi dell’anno in cui, anche senza pandemia, i viaggi in aereo da sempre vanno più a rilento rispetto ad altri periodi dell’anno. «Le prossime settimane saranno cruciali – sottolinea Muratore – e ci auguriamo di non arrivare a marzo e iniziare una stagione di lotta per la salvaguardia del lavoro».