Poste, un’altra estate di disagi

La Prealpina - 19/07/2017

Arriva l’estate e s’infiammano anche le consuete lamentele sul tema della corrispondenza: ritardi, disagi e caos per i cittadini vengono segnalati dai sindacati Slp Cisl, Failp Cisal, Confsal e Ugl. Al centro, ancora una volta, il ritiro delle raccomandate che non vengono consegnate immediatamente dal postino per assenza del destinatario. Ebbene, da lunedì 10 luglio queste lettere “speciali”, proprio perché urgenti, si possono ritirare non più il giorno dopo, ma dopo due. E il settore non è più in carico al servizio corrispondenza che aveva degli uffici dedicati, ma è tornato agli sportelli distribuiti sul territorio.

«L’ennesima nuova riorganizzazione attuata unilateralmente da Poste Italiane senza accordo con il sindacato, anche in Lombardia sta creando gravi disagi per il ritiro negli uffici postali degli oggetti a firma (raccomandate, assicurate, atti giudiziari ecc.) non consegnati – tuonano i sindacati -. Fino a lunedì scorso, soprattutto nelle città e nei grandi centri abitati dove è presente un Centro Primario di Distribuzione della corrispondenza di Poste, i cittadini dal giorno successivo si potevano recare unicamente in questo Centro con gli sportelli aperti per tutta la giornata. Senza alcun passaggio interno, gli oggetti erano già pronti fin dal primo mattino».

Ebbene, la nuova organizzazione messa in atto prevede che il ritiro sia effettuato in uno dei tanti uffici postali dislocati nelle città (in provincia si contano 180 uffici postali fra le due filiali di Varese e Busto Arsizio).

«In apparenza, ma solo in apparenza, un vantaggio per i cittadini che in tal modo dovrebbero ritirare il particolare tipo di corrispondenza in un ufficio più vicino a casa propria – proseguono le organizzazioni -. In sostanza grande caos e disorganizzazione». Accade anche a Varese e in provincia, dal capoluogo a Busto Arsizio, con particolari disagi nelle valli e nei piccoli centri: «Qui infatti – puntualizza Onofrio Palella, segretario varesino di Slp Cisl – ci sono sportelli che hanno uno o due addetti, per di più con chiusure dettate dal calendario estivo in diversi giorni della settimana. Apparentemente, può essere un vantaggio poter ritirare le inesitate nell’ufficio sotto casa, ma se questo è chiuso per tre giorni alla settimana o è aperto solo di mattina, o ha personale ridotto all’osso, si capisce bene che i problemi non diminuiscono ma aumentano».

Il dito è puntato dunque contro l’organizzazione, che secondo i rappresentanti dei lavoratori peggiora la quotidianità di dipendenti e utenti, in particolare nel periodo del caldo e delle chiusure festive.

«A conti fatti, possono passare anche quattro giorni per ritirare un documento urgente, che di solito si riceve in un giorno – aggiunge Palella -. Poste italiane genera un sistema inefficiente, sempre con la logica di “riempire” degli uffici vuoti spostando persone e servizi. Allo stesso modo, per esempio, per dimostrare l’attaccamento al tema della velocità di risposta, si dotano di conta numeri solo le sedi più grandi. I dati ufficiali, insomma, riguardano solo gli uffici maggiori con più personale, grazie anche a un potenziamento specifico per arrivare al limite massimo di 12 minuti per accedere agli sportelli. E ancora una volta nei piccoli paesi si può stare in coda anche tutta la mattina, tanto nessuno certifica i tempi di attesa. I comuni più piccoli sono i nervi scoperti: abbiamo la sensazione che ci siano territori di serie A e di serie B. Questione di scelte. Senza contare che ora che il cambiamento è fresco, arrivano solo le prime segnalazioni sulle difficoltà iniziali, ma presto il sistema mostrerà tutte le sue mancanze. E ci saranno i primi errori».