POSTE LUMACA

La Provincia Varese - 03/02/2017

Dalla fine del 2016 il territorio della Provincia di Varese è stato interessato da ritardi più o meno gravi nella ricezione della corrispondenza. Fatto che ha suscitato diverse lamentele da parte sia di privati cittadini, sia da parte dei Comuni stessi. Bollette che giungono a ridosso a o addirittura dopo la data di scadenza, avvisi di vaccinazioni ricevuti troppo tardi, auguri di Natale arrivati insieme alla calza della Befana: insomma, disservizi spiacevoli o anche dannosi, che richiedono una spiegazione. L’ingorgo Com’è il viaggio di una lettera? Che giro fa? Dove viene portata e da chi viene presa e poi consegnata? La posta della Provincia di Varese, in gran parte, viene raccolta e smistata all’interno del CMP di Peschiera Borromeo. Il CMP, Centro di Meccanizzazione Postale, è una struttura di medio-grandi dimensioni in cui la corrispondenza (lettere, pacchi, ecc.) arriva e viene suddivisa per aree territoriali. Quello di Peschiera, uno dei più grandi d’Italia: ci lavorano più di 1500 dipendenti che smaltiscono la posta di quasi tutta la Lombardia e tutta la corrispondenza internazionale. Questo centro soffre da tempo di carenze strutturali e nel periodo di novembre-dicembre, in coincidenza delle festività natalizie, si è trovato sommerso da volumi di posta di tre, o addirittura quattro volte superiore all’ordinario. Ciò ha provocato rallentamenti e ingorghi nel flusso della posta in uscita verso il Varesotto. Un esponente del sindacato dei Cobas, Stefano Ancona, fa presente che «la situazione è aggravata all’interno della struttura perché i carichi vengono trasportati per mezzo di trattorini, guidati da operatori, poiché i macchinari e i rulli trasportatori sono stati smantellati». Ciò senza dubbio comporta dei rallentamenti nello svolgimento del lavoro ordinario. Poste Italiane, al corrente della criticità, ha inviato ispettori nel CMP di Peschiera Borromeo al fine di monitorare la situazione. Da qui sono state messe in atto politiche straordinarie per smaltire l’accumulo. Così facendo, però, i CPD di zona, si sono visti arrivare, oltre alla corrispondenza ordinaria, anche quasi due mesi di arretrati. Questo perché la posta non arriva più negli uffici postali, come una volta. La corrispondenza giunge ormai solo in questi Centri Primari di Distribuzione, dislocati in punti nodali del territorio. I portalettere, così, prendono la corrispondenza direttamente in queste strutture e completano la distribuzione porta a porta seguendo un “giro” che varia a seconda dei giorni. Due accordi Dal 2015 Poste Italiane ha avviato un piano di ristrutturazione aziendale, per quanto riguarda la corrispondenza, che si regola su due accordi. Il primo, è la delibera Agcom n° 395/15/CONS secondo cui, su base nazionale, i Comuni «la cui densità abitativa sia inferiore a 200 abitanti per chilometro quadrato e presentino “particolari situazioni di natura infrastrutturale o geografica”» vengono compresi in una sperimentazione che prevede il recapito postale a giorni alterni. L’iniziativa, che rientra in un piano industriale quinquennale, si articola in tre fasi «per una graduale implementazione del nuovo modello di recapito e una progressiva estensione del numero di utenti interessati fino al raggiungimento entro la fine del 2017 del limite massimo di un quarto della popolazione nazionale». I Comuni della provincia che sono rientrati in queste caratteristiche, per cui è stato avviato questo nuovo modello a partire da luglio 2016, sono diciassette: Agra, Brezzo di Bedero, Brinzio, Cadegliano-Biconago, Cassano Valcuvia, Castello Cabiaglio, Cremenaga, Curiglia con Monteviasco, Dumenza, Duno, Maccagno, Marzio, Masciago Primo, Montegrino Valtravaglia, Porto Valtravaglia, Tronzano Lago Maggiore e Valganna. Per tutti i loro abitanti, la delibera prevede che la posta venga consegnata su base bisettimanale: una settimana lunedì, mercoledì e venerdì, la successiva martedì e giovedì. I risparmi stimati da Poste grazie all’implementazione di tale modello, sono pari «ad una percentuale compresa tra il 30% e il 50% dei costo sostenuti attualmente nelle singole aree di recapito». Il modello del recapito a giorni alterni, nei Comuni del Varesotto che rispondono ai requisiti prima citati, è entrato in vigore a partire dal luglio 2016 nell’ambito della seconda fase prevista dalla delibera di Agcom. Nel febbraio 2017 si avvierà una terza e ultima fase che coinvolgerà altre realtà simili per caratteristiche, mentre nel febbraio 2018 si saprà se questo modello verrà ulteriormente prorogato. Il secondo accordo riguarda, invece, la stragrande maggioranza dei Comuni della provincia, incluso Varese. Un accordo che Poste Italiane ha firmato, in data 25 settembre 2015, con le principali sigle sindacali, con poche eccezioni. Il nuovo modello di recapito stabilito con l’accordo, prevede che i capoluoghi di provincia e le aree extraurbane non regolate dalla delibera abbiano anch’esse il recapito a giorni alterni, con una differenza. Per questi soggetti, infatti, è garantito il recapito quotidiano di quei prodotti prioritari (j+1) per mezzo del servizio “portalettere plus”, finalizzato alla consegna a domicilio di raccomandate e posta prioritaria a 24 ore. È per questa ragione, dunque, che quei Comuni che non rientrano nei parametri previsti, si trovano comunque nella difficoltà di non ricevere la posta quotidianamente. Che fine farà il postino? Per rispondere a tale sofferenza si è mosso in prima persona il presidente della Provincia Gunnar Vincenzi che ha chiesto al Prefetto di aprire un tavolo sulla questione. La riunione è indetta per oggi e l’Azienda, da noi contattata, ha risposto che «parlerà dell’analisi della situazione del recapito della provincia di Varese negli ultimi due mesi» durante il tavolo. A questo punto, quello che viene da chiedersi è se la situazione attuale sia dovuta ad un’emergenza temporanea che sta lentamente rientrando e a cui Poste Italiane sta facendo fronte o se, invece, si tratti di un nuovo corso in fase di assestamento. In ogni caso, in questa storia, c’è un punto fermo: il portalettere, come tutti lo ricordiamo, è una figura destinata a scomparire. La digitalizzazione della corrispondenza, il dilagare di servizi informatici come e-mail e posta certificata non incidono solo sulla riduzione della domanda e quindi dei volumi, ma anche sulla sensibilità degli utenti sulla frequenza del recapito. In altre parole Poste Italiane prevede che gli italiani saranno sempre più 2.0 e in questo senso si è mossa verso una razionalizzazione delle spese del servizio postale universale. Insomma, rassegniamoci: il postino non suonerà più due volte