Posizioni divergenti e priorità alle funzioni Varese potrebbe decidere di camminare sola

La Provincia Varese - 07/07/2016

Aree vaste, Varese orientata a ballare da sola. Il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Albertini: «Lavoriamo sul territorio e cogliamo immediatamente le occasioni. Ad esempio, la sinergia con i territori dell’altra sponda del Lago Maggiore». Nuova tappa ieri al Pirellino per il Tavolo istituzionale di confronto del territorio di Varese che ha affrontato i termini e le modalità con cui procedere in merito al tema delle “aree vaste” che prenderanno il posto delle Province in caso di approvazione della riforma Costituzionale. Dopo i sindaci, tocca alle categorie economiche, in vista della presentazione di una proposta regionale di ridefinizione dei confini dei territori delle attuali province. «Non é emersa una linea univoca – la sintesi del presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo – nessuno però si è espresso a favore della logica delle geometrie variabili perché troppo complessa e poco chiara. C’è la ferma convinzione che le funzioni siano più importanti dei confini». Il pragmatismo del mondo economico guarda con una certa perplessità all’idea di ridefinire i confini prima che dall’alto vengano stabilite le nuove regolamentazioni delle Camere di Commercio (da 105 dovranno diventare 60) e che si conosca l’esito del referendum di ottobre. D’altra parte, se Como (potenziale partner per un accorpamento in base allo schema iniziale di Regione Lombardia che seguiva l’assetto delle Ats sanitarie), sembra orientata a perseguire la strada dell’aggregazione con Lecco, Varese a questo punto potrebbe optare per mantenere l’attuale perimetro della vecchia provincia anche dopo l’eventuale abolizione. Anche la Camera di Commercio di Varese, ricorda il presidente Albertini, «in base ai crismi di riduzione e ai limiti di autosostentamento, 75mila aziende quando noi ne superiamo 80mila, può essere tranquillamente indipendente». Insomma, Varese ballerà da sola? «Sono convinto che le nostre aziende debbano rimanere nel nostro territorio senza restare vittima di ulteriori complicazioni – fa notare Giuseppe Albertini – abbiamo numeri e caratteristiche per far valere nostre potenzialità». Anche perché per ridefinire i confini andrebbero «calcolati i tempi e i costi necessari, rispetto alle ricadute future»: un’area vasta a livello metropolitano avrebbe «tempi di attivazione molto lunghi e non fattibili», mentre il numero uno di Piazza Monte Grappa intravede il rischio che «se spostiamo il baricentro lontano da Varese, le imprese che stanno al confine del nostro territorio possano iniziare a guardare altrove». In soldoni, la pensa così Albertini, «invece di spendere energie e tempo per tentare di fare determinati accorpamenti, nel momento in cui si vede un minimo di movimento di lavoro e di speranza nel futuro, cerchiamo di lavorare sul territorio. Cogliamo immediatamente le occasioni, ad esempio perché non lavorare in sinergia con l’altra sponda del Lago Maggiore?». Il tavolo si riunirà nuovamente il prossimo 19 luglio per arrivare ad una sintesi condivisa entro la fine del mese.