Porto Valtravaglia – «Qui lavora mezzo paese»

 La notizia delle difficoltà alla ditta Inca, attiva nel settore della cosmesi di lusso e che nei giorni scorsi ha chiesto al Tribunale di Varese il concordato in continuità aziendale, ieri non ha stupito particolarmente i cittadini nella piazzetta del borgo sul Lago Maggiore.

«Lo si sapeva da un po’ che c’erano problemi, ma speriamo si possano risolvere – dicono quasi all’unisono – perché l’Inca è il datore di lavoro di mezzo paese».

Il concordato richiesto alla fine di maggio altro non è che il tentativo della proprietà di ristrutturare il debito per riportare il sito nelle condizioni di «produrre utili e superare la crisi», come hanno comunicato i sindacati della Fiom-Cgil di Besozzo, Domenico Lumastro e Giorgio La Rosa che stanno seguendo il caso -. Il paradosso del caso di Porto Valtravaglia, rispetto ad altre realtà del Luinese, è che qui il lavoro c’è davvero e c’è anche la volontà di produrre, nonostante proprio il costo del lavoro abbia raggiunto ormai livelli quasi insopportabili per questi imprenditori. Quanto sta accedendo a Porto Valtravaglia, anche se – lo precisiamo – con dinamiche differenti, è solo l’ultima di una serie di crisi che l’area, un tempo tra le più produttive di tutta la provincia, sta vivendo negli ultimi due anni. Italtrasfo, Masci, la residenza per anziani di Agra – prima ancora la Imf: è stato uno stillicidio di situazioni di crisi sfociate in licenziamenti costati la perdita di reddito per decine e decine di famiglie. Ieri mattina qualcuno faceva notare che la situazione di Porto che, lo ripetiamo, non ha attivato ammortizzatori sociali perché vi è un problema debitorio e non di produzione, potrebbe potenzialmente essere ancora più delicata perché in qualche caso vi sono più familiari impiegati nello stesso sito e perché sono molti gli over 50 a lavorare lì. Non a caso il primo cittadino ha mostrato le sue preoccupazioni in caso di scenari che tuttavia tende a scongiurare, visto che la stragrande maggioranza degli occupati è locale. La domanda fatta da molti mentre sfogliavano il giornale rammentando proprio tutte le chiusure del territorio è stata una sola: «Ma la politica cosa sta facendo»? La sensazione nel parlare con queste persone, che non guardavano solo al caso della Inca, è che ci sia meno attenzione a questi fenomeni, che la politica sia “assente ingiustificata”.

Va detto che a Luino sono stati fatti incontri con Confartigianato che ha il merito di aver sostenuto il progetto “Aree di Confine” per istituire un regime fiscale incentivante per i lavoratori residenti nella fascia di confine. La stessa proposta di legge è ora in Commissione Finanze della Camera grazie al complesso lavoro svolto dal deputato Matteo Bianchi ma i tempi delle crisi pare siano più veloci di quelli della politica. Qualcosa tuttavia pare si muova e qualche politico ed ex politico del territorio è intenzionato a portare il tema al centro delle agende dei sindaci e in Comunità Montana, non appena sarà nominato il presidente, per cercare soluzioni corali visto che ad essere colpiti sono stati più Comuni in questi due anni: Luino, Germignaga, Cassano, Rancio Valcuvia, Porto Valtravaglia per citarne alcuni.

Accanto a queste storie drammatiche per chi ha perso il lavoro vi sono anche esempi di aziende che provano a resistere nella crisi non delocalizzando, riducendo costi con grandi sacrifici ma questa è un’altra storia da raccontare.