Portiamo il Frecciarossa a Malpensa

La Prealpina - 13/09/2021

Portiamo il Frecciarossa a Malpensa. Immaginiamo che cosa potrebbe accadere se la regione più produttiva d’Europa avesse un aeroporto internazionale, in ascesa per traffico sia merci sia persone, ben collegato con il sistema Paese di cui fa parte. Lo sforzo di immaginazione non è poi così faticoso, visto che la regione più produttiva d’Europa è la Lombardia e visto che l’aeroporto è Malpensa. Manca il resto. Ecco, ora basta, basta privare la Lombardia, il Nord e alla fine l’intero Paese di quel naturale flusso infrastrutturale che mette rapidamente in fila produzione, logistica, esportazione, crescita economica. Gli ingredienti qui ci sono e fioriscono, ma non sono messi in efficace connessione e non sono valorizzati al meglio. Ora basta. C’è un limite non solo alla pazienza, ma anche all’autolesionismo. Malpensa negli anni è stata maltrattata in ogni modo. Prima “no hub della compagnia di bandiera” ma anche “no slot concessi a compagnie interessate”, ora è stata dimenticata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, completamente dimenticata, e naturalmente esclusa dal piano industriale di Ita, la nuova Alitalia. Basta? No.

Due schiaffi no?», verrebbe da dire. Due schiaffi magari no, ma una bella deroga a Linate sì, per far volare da lì in direzione Londra e dunque mondo, tanto per continuare a far del male a Malpensa. Ecco, ora basta. Almeno una cosa la si faccia: si porti il Frecciarossa nell’hub varesino. Lo scriviamo qui oggi perché ieri, dal Festival della comunicazione di Camogli, il nuovo amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Luigi Ferraris, ha detto: «Il Gruppo Fs è pronto a investire 31 mld del Pnrr in mobilità integrata a 360 gradi, continuando a sviluppare l’Alta Velocità e il trasporto regionale, attraverso soluzioni basate sulla creazione di valore, rispettando le esigenze delle persone». Sembra la sintesi perfetta di quello che può accadere facendo di Malpensa una stazione dell’Alta velocità, portandoci il Frecciarossa. Anche soltanto con i parcheggi dei residenti della zona che da lì partirebbero l’investimento si ripaga. Ma vogliamo immaginare alcuni lati positivi di un’idea simile? In ordine sparso: più rapidità e semplicità negli spostamenti per motivi di business in una zona ad alto tasso di produzione industriale; maggiore comodità per gli svizzeri, e dunque capacità di attrazione di turisti e non solo; più facile collegamento con le zone circostanti, anch’esse ad alto tasso di produzione, come Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna; minor traffico automobilistico su un’autostrada caratterizzata a qualunque ora da fiumi di vetture, spesso in colonna, dunque più sostenibilità ambientale; decongestione del traffico automobilistico nei dintorni di Milano; riduzione dell’affollamento stile formiche nel formicaio nelle stazioni milanesi (avete presente Cadorna in un’ora di punta, Times Square in confronto è una sperduta isola nel Pacifico); primo passo, e dunque poi modello da seguire, in un finalmente vero processo di concreta integrazione tra aerei e treni che, lo si sa da sempre, è l’unica vera ricetta possibile per una rete di trasporti efficaci in un Paese dalla comformazione del territorio surreale e calzaturiera come l’Italia. Ah, poi ci sarebbero perfino le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Beh, fatelo prima e ad avere le ali non sarà soltanto questa provincia.