«Pochi giovani nei nostri studi» Commercialisti e avvocati faticano a trovare praticanti da inserire in squadra

«Sono mesi che cerchiamo un praticante per il nostro studio ma non riusciamo a trovare nessuno». Avvocati e commercialisti della provincia di Varese vivono la stessa difficoltà: sono sempre meno i giovani che decidono di intraprendere questo tipo di carriera. Il prestigio di professioni che, con il tempo, portano anche a riconoscimenti economici più che dignitosi, appare decisamente impolverato. E non è soltanto un trend che emerge dal lavoro quotidiano. Ci sono anche i numeri a dimostrarlo e, in modo particolare per gli avvocati, sono abbastanza impietosi. Secondo l’ultimo rapporto Censis 2024, in provincia di Varese i praticanti avvocati, quest’anno, sono 85. Nel 2022 erano 130. Il calo è evidente. E, se è vero che sul lungo periodo, va ad incidere inevitabilmente il calo demografico, le cifre dell’ultimo biennio parlano da sole. Che cosa sta succedendo? C’è un fattore che accomuna entrambe le professioni e che viene considerato come un “malus” dalle nuove generazioni. È il tempo necessario per arrivare a svol gere la professione in modo autonomo: il percorso è troppo lungo. «E poco remunerativo all’inizio – sottolinea Carlo Battipede, presidente dell’ordine degli avvocati della provincia di Varese – È necessario davvero tanto tempo per riuscire a rendersi indipendenti. Dietro ci vuole una famiglia che sostenga l’aspirante avvocato. E questo, oggi come oggi, è sicuramente un elemento che allontana i ragazzi». Esattamente come accade negli studi commercialisti. «La fuga dei giovani dalla nostra professione è sempre più evidente – sottolinea Roberto Ianni, presidente dell’ordine dei commercialisti di Busto Arsizio – E dobbiamo ammettere che l’aspetto economico ha il suo peso. Nella prima fase del percorso la remunerazione è sicuramente inferiore rispetto a un primo impiego in azienda». E, tra l’altro, fuori dagli studi, le opportunità di guadagni veloci- forse anche troppo – non mancano. Ma c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: la percezione distorta di entrambe le professioni. La “Gen Z” considera avvocati e commercialisti come lavori d’altri tempi. «Ma non è così – spiegano i due presidenti degli ordini – la tecnologia ha cambiato molto le nostre professioni ed è proprio qui che c’è spazio per i giovani». Così, ad esempio, il commercialista è molto meno contabile ed è più impegnato in ruoli di consulenza aziendale, per la gestione e lo sviluppo di strategie insieme ai titolari di attività. I legali, dal canto loro, devono fare i conti con l’ingresso in aula della tecnologia e, in un futuro che di fatto, è già qui, anche dell’intelligenza artificiale che andrà ad impattare anche accusa e difesa. «Anche le nostre professioni dunque – spiegano Ianni e Battipede – possiamo dire che siano diventate smart. Servono persone giovani con competenze nuove». Le porte degli studi, insomma, restano aperte.