Pmi protagoniste dell’economia della pace

La pace conviene. Anche da un punto di vista freddamente utilitaristico, le guerre è meglio non dichiararle mai: «L’idea che portino un qualche profitto, al di là del giudizio etico, è un falso mito, del tutto infondato», ha spiegato il docente di politica economica Raul Caruso, ospite della Confartigianato per il tradizionale incontro in memoria di Marino Bergamaschi, l’ex direttore venuto a mancare improvvisamente sette anni fa. Professore di politica economica all’Università Cattolica di Milano e autore del volume “Economia della Pace”, Caruso è stato intervistato da Gianfranco Fabi, editorialista del Sole24Ore, e introdotto dal presidente nazionale di Confartigianato Giorgio Merletti e del segretario Cesare Fumagalli: «Scommettere sulla guerra in fatto di risorse e produzione non fa altro che spingere verso nuovi conflitti. Qualcosa del genere è capitato con la Grande Guerra, quando in anni di conflitti sanguinosi e devastanti si finì per generare un’economia parassitaria e predatoria, che nel suo dirigismo favorì la nascita degli stati totalitari e costituì le premesse del nuovo conflitto che puntualmente si verificò. Al contrario, la pace è un asset che permette di crescere». Simbolo dell’economia di pace, per Caruso, sono le pmi, vincenti nel disarmante confronto con le logiche dell’economia di guerra, dove i giovani inviati al fronte rischiano di diventare «capitale umano deteriorato», a causa di una ridotta scolarizzazione e della contrazione della produttività: «Sarà questo il rischio che correrà l’America del militarista Trump?», si è domandato davanti al numeroso pubblico affluito in sede.

In attesa di risposta, quel che è certo è che le piccole e medie imprese nascono «per crescere e resistere nel lungo periodo, per investire in ricerca e crescita del capitale umano, per essere portatrici di dialogo, apertura, reti e collaborazione, competere sui piani della qualità e del valore aggiunto. Perciò è importante che le piccole e medie imprese si facciano sentire da chi governa. Che dicano loro di non fare guerre, né cedere a visioni di breve termine, ma di mutuare la visione di lungo termine proprio delle imprese». Un altro mito da sfatare riguarda la nascita di internet: «Non fu promossa dalla guerra, come qualcuno ancora crede, ma nacque nonostante la guerra. Perché ciò che i militari si sono presi è finito per rimanere embrione, e ciò che la scienza ha messo a disposizione è diventato patrimonio globale», ha precisato Caruso, pure nella tristezza di dovere osservare che il mondo globalizzato non ha portato ad una pace diffusa su tutto il pianeta.