Pmi orfane dei voucher Difficile inserire i giovani

La Prealpina - 14/06/2017

Tanta nostalgia per i vecchi voucher, i buoni lavoro per prestazioni occasionali mandati in soffitta dal governo lo scorso 17 marzo ma utilissimi per l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, in particolare nelle piccole aziende. Questo il grido di dolore delle Pmi emerso alla prima “Tavola rotonda imprese e territorio”, promossa lunedì scorso nella sede di viale Milano da Confartigianato Imprese Varese.

«L’obiettivo – spiega il presidente Davide Galli, che ha lanciato l’operazione ascolto in occasione del recente congresso associativo – è quello di portare alle istituzioni, o al legislatore, problemi e soluzioni maturati insieme alle imprese del territorio».

Voucher, dunque: in attesa del prevedibile via libera del Senato ai nuovi contratti di prestazione occasionale, e dopo il sondaggio promosso da Confartigianato Varese, otto imprenditori si sono confrontati con lo stesso Galli, con Claudia Chiuppi, responsabile provinciale amministrazione del personale e legale, e con Erika Regalia, consulente amministrazione del personale della sede di Busto. Rispetto ai nuovi voucher, le criticità sono subito apparse chiare: i limiti, imposti sia sugli importi sia sul numero di ore, rischiano di limitare fortemente gli inserimenti. Tanto più che i nascenti contratti potranno essere acquistati solo accedendo al sito Inps. «Un sito dove non è semplice orientarsi, e questa sarà una delle prime criticità che dovranno affrontare le imprese». Resta poi il nodo dei tetti. Marco Vitale e Amedea Bruni della Vitalber di Varese rappresentano una start up. Per la loro impresa, specializzata in monocicli, il voucher è stato un modo per avvicinare alcuni giovani al mestiere. Il nuovo strumento saprà fare altrettanto? Non proprio, anche se le alternative non mancano e sono l’apprendistato, il tirocinio e l’alternanza scuola-lavoro. «Ma per l’impresa è importante che l’inserimento dei ragazzi avvenga in modo mirato, affinché l’aspettativa degli studenti corrisponda a quella operativa». Una richiesta, espressa da Marco Colucci (Mc Truck di Turate), alla quale ora sopperiscono il progetto Ife (Imprese Formative di Eccellenza) e la piattaforma Job Talent, avviata nell’ambito di AreaLavoro, con respiro regionale. Per Barbara Esposti, l’imprenditrice di Farina e Passione (Cislago), il precedente strumento sembrava il modo giusto per rispondere ai picchi di lavoro. E ora? Quali contratti utilizzare in alternativa, in attesa del varo dei nuovi buoni lavoro? «Il lavoro a chiamata avrebbe potuto essere una soluzione se non fosse che le categorie per le quali è previsto vengono elencate in un Regio Decreto del 1923».

La sintesi? «Per il legislatore è spesso difficile comprendere come gli strumenti dell’inserimento professionale siano delicati e strategici per le imprese di piccole e piccolissime dimensioni», conclude Galli.

La tavola rotonda si tradurrà in proposte che verranno consegnate ai deputati della provincia.