Pmi aeronautica, cadono le prime

La Prealpina - 31/03/2016

«Tutti parlano del futuro di AgustaWestland e di Alenia Aermacchi, dei loro marchi e di rischi occupazionali che non esistono, visto che abbiamo firmato un accordo di secondo livello. E nessuno, invece, sembra rendersi conto che uno tsunami investirà le piccole e medie imprese dell’indotto aeronautico della nostra provincia». Paolo Carini, della Fim Cisl dei Laghi, è preoccupato. Il suo è un vero e proprio allarme e ha tutte le ragioni per lanciarlo. Ieri infatti, con il collega della Fiom Cgil Varese, Giovanni Cartosio, ha partecipato a un incontro ufficiale con i vertici di Mag ( Mecaer Aviation Group) azienda di Vergiate che si occupa di allestimenti di elicotteri, che hanno annunciato 12 esuberi su un totale di 50 dipendenti.

L’azienda lavora dentro i capannoni AgustaWestland di Vergiate da 25 anni ed è fornitore per quelli che si chiamano gli “interiors” degli elicotteri. Una attività di alta specializzazione che, nel corso del tempo, ha creato know how di alto livello. Ma negli ultimi mesi il peso della crisi e della contrazione degli ordini è diventato eccessivo. Da un lato la nuova politica di gestione dei fornitori inaugurata dall’ad Mauro Moretti e imperniata sul tema della diversificazione. Dall’altro il reale calo del numero di elicotteri prodotti. I dati sono assolutamente allarmanti. Nel 2009 Mag ha allestito per AgustaWestland 160 macchine. Per quest’anno la previsione è di 60 elicotteri “da vestire” all’interno. Un taglio dalle dimensioni preoccupanti.

«E’ evidente che la politica di diversificazione dei fornitori di Finmeccanica comincia a creare problemi pesanti nella nostra provincia – sottolinea Carini – e a ciò si aggiunge un calo di produzione che pone altrettante preoccupazioni e che è causata anche dal calo di investimenti in nuove macchine da parte dei grossi gruppi “oil&gas”. Sta di fatto che ad andarci di mezzo sono le piccole aziende della nostra provincia». E i numeri, in prospettiva, sono pesantissima. A fronte di decine di micro, piccole e medie imprese, si contano potenzialmente 2000 posti di lavoro a rischio nell’indotto.

E’ chiaro che i rappresentanti dei lavoratori, ieri, hanno subito rifiutato l’ipotesi di esuberi e licenziamenti. L’obiettivo è quello di aprire un confronto che porti a individuare strumenti diversi dal licenziamento. A rischio ci sarebbero sei impiegati e sei operai altamente specializzati. «Forse non ci si rende conto bene di quanta professionalità portino con sè queste persone – sottolinea Carini – Una ricchezza fondamentale per il nostro territorio che non può andare persa». Di qui anche l’appello alle istituzioni locali e ai politici varesini impegnati a Roma. «Da un lato per Finmeccanica è certamente più comodo scaricare sull’indotto le proprie contraddizioni – sottolinea il sindacalista della Fim Cisl – Dall’altro, però, la politica dovrebbe aprire gli occhi. Al momento mi sembra imprigionata dentro una miopia che la fa guardare solo ai grandi nomi industriali, con poca attenzione ai piccoli che sono quelli che rischiano davvero. Servirebbe un cambio di passo deciso».