Piscine della Schiranna Tutti i conti in Tribunale

La Prealpina - 26/01/2017

Centinaia di migliaia di euro spesi in tre anni per opere edilizie, interventi di manutenzione, pulizie straordinarie, tinteggiature e acquisti di beni e attrezzature.

Tutto, o quasi, senza, procedure d’appalto ma con affidamenti diretti a società di fiducia, attraverso un “frazionamento artificioso” delle spese per mantenerle al di sotto della soglia di 40mila euro oltre la quale sarebbe stato necessario procedere con gare informali tra più operatori. Gare, che non sono invece, mai state indette.

I conti di Aspem Reti, relativi alla gestione delle piscine del Lido della Schiranna nell’ultimo triennio, da ieri sera sono all’attenzione della Procura della Repubblica di Varese e della Corte dei Conti a cui il sindaco Davide Galimberti ha trasmesso una relazione depositata a Palazzo Estense poco prima di mezzogiorno da Alfonso Minonzio, amministratore unico della società controllata al cento per cento dall’Amministrazione comunale.

Un documento dettagliato: sedici pagine in cui sono riassunte le conclusioni della due diligence attivata alcuni mesi fa da Minonzio, manager vicino al centrosinistra, sull’operato del proprio predecessore.

L’approfondimento, affidato a un perito contabile esterno, adombra “anomalie”, “criticità” e anche “irregolarità” nella gestione guidata nel triennio 2014-2016, da Ciro Calemme, esponente di primo piano di Forza Italia a Varese, nominato amministratore unico di Aspem Reti dall’ex sindaco Attilio Fontana.

Sotto la lente di ingrandimento del nuovo vertice societario sono passate, una dopo l’altra, tutte le spese collegate alla manutenzione delle piscine e delle altre strutture del Lido. Ed è emersa una prassi amministrativa che avrebbe moltiplicato incarichi assegnati a un’unica impresa edile che, nei tre anni, avrebbe emesso 26 fatture per altrettanti interventi ricompensati con oltre 380mila euro complessivi.

Nel dettaglio: 5 fatture risalenti al 2014 per 50.750 euro; 11 fatture datate 2015 per 161mila euro; 10 fatture nel corso del 2016 per altri 170.297 euro.

L’unica eccezione a questa consuetudine è costituita da due appalti, assegnati sempre alla stessa azienda dopo una “trattativa commerciale” e con un ribasso di appena il 2 per cento sul preventivo di spesa definito dai titolari delle piscine.

Questo modo di agire ha indotto l’attuale amministratore unico di Aspem Reti a ipotizzare che “sotto la precedente gestione siano state poste in essere condotte non conformi al Codice dei contratti pubblici e ai principi di efficienza, economicità e trasparenza che dovrebbero ispirare la gestione degli appalti”. E che hanno convinto Galimberti a trasferire la documentazione al Tribunale di Varese e ai magistrati contabili per “stabilire se un danno erariale è stato effettivamente provocato e le eventuali responsabilità degli organi sociali”, incluso il collegio sindacale.

Sommando tutti gli investimenti, in tre anni sarebbero stati realizzati alla Schiranna interventi edilizi, di sostituzione di impianti e di altra natura per un ammontare di 742mila euro che, se appaltati con un’unica gara di “manutenzione straordinaria” avrebbero potuto produrre un ribasso dei costi tra il 15 e il 20 per cento, con un possibile risparmio per la società comunale valutato tra i 110 e i 150mila euro.

Questa, almeno, la tesi sostenuta da Minonzio e dai suoi consulenti.

Non solo: dalla relazione emerge anche che Aspem Reti si sarebbe fatta carico di altre spese per 53mila euro che sarebbero state, invece, di competenza della società sportiva che assicurava l’apertura e il funzionamento delle piscine. Un capitolo parallelo di un’indagine ancora alle prime battute ma che già lascia intravedere un inevitabile aspro scontro politico (già il consigliere comunale di maggioranza Mauro Gregori aveva chiesto due mesi fa senza successo che il caso fosse affrontato in Commissione) e nuovi, possibili, colpi di scena.