Piscina verso la svolta

La Prealpina - 13/01/2021

Dal febbraio 2020 l’attività agonistica era stata blindata, in estate la vasca da 50 metri ha riaperto al pubblico e gli atleti hanno potuto tornarci
solo il 28 settembre. Un mese dopo, il 24 ottobre, l’impianto di via Manara dedicato a Marco Sartori è stato chiuso di nuovo. La stessa Sport Management, che gestisce le vasche bustesi dalla stagione 2015-2016, durante la pandemia ha trasferito i suoi tesserati a Sesto Calende e ad Arese, ogni genitore versa 100 euro al mese.
Ora pare che la società debba al Comune circa 600mila euro. Il debito era stato consolidato a ottobre, quando è stato chiesto il concordato
preventivo. L’affitto che dovrebbe versare ogni anno è pari a 300mila euro, cui se ne aggiungono 100mila di manutenzioni e dalla cifra sono
esclusi i costi per il personale. Palazzo Gilardoni deve decidere cosa fare e subisce le pressioni di diverse società sportive che chiedono un segnale forte, «perché piscina Manara significa nuoto libero, nuoto sincronizzato, pallanuoto, corsi per disabili, convenzioni con le scuole».
«Siamo valutando e sono in dialogo costante con il presidente della realtà veronese, Sergio Tosi – chiarisce l’assessore allo Sport, Laura
Rogora – Dire stop a un contratto impone di valutare importanti aspetti legali ed economici, il nostro scadrebbe nel 2026. Gli uffici sono all’opera, intanto c’è da chiarire quale sia la volontà della società: se intenda riaprire e a quali condizioni. Voglio conoscere le loro motivazioni, a livello contabile saremo pronti e risponderemo al mondo politico e alle realtà sportive».
A quanto pare, Tosi attende il prossimo Dpcm
che probabilmente non darà il via libera a palestre e piscine. «Se un ristorante poteva accogliere 100 avventori e glieli riducono di un quarto,
non ce la fa – chiarisce Rogora – Qui è lo stesso.
Tosi dice che vorrebbero ripristinare l’impianto,
ma deve valutare ogni cosa con il personale.
Non do per scontato che riparta«. A giorni si dovrebbe chiarire il quadro. Ma il Covid pare avere
dato solo il colpo di grazia. Da tempo si parla di “cattiva gestione”. È così difficile trovare la quadra? «La pandemia ha fatto la sua parte in
maniera importante, ma la gestione ante Covid già non era brillantissima. Finché i Mastini si sono allenati lì, Sport Management ha dato la precedenza alla pallanuoto di serie A1: gli altri si dovevano contendere gli spazi rimanenti e si sentivano bistrattati. Quando la squadra ha optato per la Serie B, c’erano meno lamentele».
Pensare a un cambio di gestione non è semplice.
Intanto, i nuotatori sono migrati verso Legnano anche perché il colosso nazionale degli impianti natatori ha tardato a riaprire dopo la parentesi
estiva. «Credo ci sia un problema di comunicazione e di chiarezza, mentre le società sportive hanno bisogno di garanzie – dice Rogora – Speriamo di poter definire ogni cosa a giorni».