Piscina Manara, scoppia la grana

La Prealpina - 20/01/2017

La bomba l’ha sganciata Anac. Perché l’Autorità nazionale Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone ha spedito nelle scorse ore in Comune una missiva che solleva dubbi sulla regolarità della gara che un paio d’anni fa passò la gestione della piscina “Marco Sartori” di via Manara dalle mani di Agesp a quelle della società Sport Management.

Un documento – quello che sta animando incontri frenetici e allarmati in municipio – che evidenzia anomalie nella fideiussione presentata dall’operatore privato al fine di aggiudicarsi il mantenimento dell’impianto per una durata di dodici anni.

Un caso spinosissimo e i cui dettagli sono per adesso avvolti nel mistero, perché per ora i vertici municipali preferiscono non sbilanciarsi sulla portata e sulle conseguenze della segnalazione ricevuta. «Non ho nulla da commentare in questo momento – spiega il sindaco Emanuele Antonelli – perché gli uffici stanno approfondendo la questione e preparando una risposta ad Anac che chiede all’ente delle spiegazioni».

Le dichiarazioni ufficiali finiscono qui, per il resto vige l’ordine del silenzio assoluto ai pochi che sono stati informati della novità piombata all’improvviso sulla scena.

A quanto pare, comunque, gli ispettori incaricati di sorvegliare il corretto svolgimento delle gare d’appalto avrebbero eccepito sulla regolarità di quella garanzia economica che era elemento fondamentale per poter concorrere alla gestione della Manara. Sembra anche che Sport Management abbia successivamente sostituito la fideiussione (straniera) usata originariamente nella gara d’appalto con un’altra di durata quinquennale. E anche su questa i tecnici stanno facendo le verifiche.

Anac, dal canto proprio, rimarca nella missiva un nuovo invito a produrre documentazione inerente quell’affidamento. Materiale di cui già in passato – quando ancora Antonelli e i suoi assessori non erano in carica – l’ente nazionale aveva sollecitato la spedizione, senza però ottenerla.

Che il tutto possa risolversi in una bolla di sapone oppure che la vicenda abbia sviluppi pesanti sul futuro dell’accordo con Sport Management – e quindi della piscina – per ora non è possibile saperlo. Di certo a Palazzo Gilardoni, già scottato dal caso Palaghiaccio, si respira aria di tensione.

D’altronde, l’operatore privato non è per la struttura di Busto un semplice gestore dei servizi forniti ai cittadini amanti del nuoto. Si tratta di una realtà specializzata nel settore (che in Italia gestisce decine di piscine) e che qui ha trasferito da Monza la sua squadra di pallanuoto, che milita in serie A1 con grandi ambizioni e pure nelle competizioni europee. Una presenza agonistica di rilievo che ha anche consentito dieci giorni fa di ospitare una partita della Nazionale azzurra.

Insomma, se il caso fideiussone dovesse minare alla base la convenzione col Comune, si tratterebbe di un problema di grandi proporzioni con ripercussioni pesantissime. In municipio c’è chi confida di poter riuscire a convincere Cantone e i suoi ispettori del fatto che gli inciampi riscontrati fondassero su responsabilità esterne a Comune e Sport Management e che, comunque, le anomalie siano state poi sistemate. Cercando così di disinnescare la bomba a orologeria.

Anche al palaghiaccioun guaio molto simile

Sembra essere fideiussione la parola maledetta di questa prima fase dell’amministrazione Antonelli. Oggi la grana nuota in piscina, solo qualche mese fa invece la garanzia economica irregolare emerse sullo scheletro abbandonato del Palaghiaccio di Beata Giuliana.

Proprio mentre la società Vip Immobiliare si preparava a prendere possesso del cantiere e a riavviarlo dopo anni di stop (raddoppiando le piste, creando ristoranti, bar, palestra, centro medico e pure una centrale di cogenerazione, per un investimento di oltre 10 milioni di euro), arrivò la segnalazione che la fideiussione posta a vincolo di quell’intervento era falsa. I responsabili della società corsero in municipio con un’altra fideiussione, ma ormai per il Comune la frittata era fatta e si procedette all’annullamento dell’esito di gara, che vedeva Vip Immobiliare unica concorrente.

Oggi il Palaghiaccio resta così in sospeso, anzi in attesa di conoscere il verdetto del Tar sul ricorso che i privati hanno presentato, proclamandosi loro stessi truffati dal broker che aveva emesso il documento e chiedendo così di poter riparare al problema e procedere al varo della struttura per i pattinatori. L’amministrazione, dal canto proprio, sta invece progettando un futuro diverso per l’edificio, orientandosi anche a una variazione della destinazione, sempre sportiva ma non più dedicata alle discipline del ghiaccio. Però, finché il giudice non si pronuncia, non si può muovere foglia.