Pisa Camere di Commercio, la sede nodo principale dell’accorpamento

Altra Testata - 25/05/2017

La partita è aperta da mesi. Incontri su incontri, più o meno segreti ed intrecciati. Ma la scadenza fissata dalla legge si avvicina ed i giochi restano tutti da fare. Entro l’8 giugno dovrà essere definito il mosaico del riordino delle Camere di Commercio, come da decreto legislativo Madia. La strada dell’accorpamento è obbligata per gli enti sotto la soglia delle 75mila aziende iscritte. E’ il caso di Pisa (circa 53mila), ma anche di Lucca (52mila) e Massa Carrara (27mila). Sono infatti le tre Camere di Commercio della costa che cercano tra loro un’intesa non semplice. Dove sarà stabilita la sede legale? O, meglio, quale territorio è disposto a rinunciarvi? E il presidente sarà espressione di quale territorio? Attorno a questi nodi sono soprattutto Pisa e Lucca a darsi battaglia, mentre la più piccola Massa Carrara è in posizione defilata, ma cerca comunque di fare da ago della bilancia.
«Stiamo facendo di tutto per mantenere la nostra centralità», si è sbilanciatoGiorgio Bartoli, presidente della Camera di Commercio di Lucca. «Attendo indicazioni dalle associazioni pisane, che si stanno parlando tra loro, e poi quella sarà la linea», la dichiarazione più prudente di Valter Tamburini, presidente dell’ente camerale di Pisa. Ma il tempo stringe. Non è così lontano l’8 giugno, termine entro il quale l’Unioncamere nazionale è tenuta a predisporre i piani di accorpamento delle attuali 105 Camere di Commercio italiane (decreto legislativo 219/2016). Entro il mese di agosto sarà poi il ministero dello Sviluppo economico, sentite le Regioni, ad approvare la riorganizzazione dell’intero sistema.
Ma se i tre enti, che hanno al loro interno i rappresentanti di tutte le forze e le associazioni dei settori dell’economia (dall’industria al commercio, dall’agricoltura all’artigianato), non dovessero trovare un accordo? A quel punto sarà il ministero a stabilire la realtà territoriale a cui spetta la sede. Nel caso specifico toccherebbe a Pisa perché ha il maggior numero di aziende iscritte, anche se di poco rispetto a Lucca. Oltre il Foro hanno già preparato la proposta alternativa: lasciateci la sede, che spostiamo da Lucca a Viareggio (diplomaticamente più baricentrica), e voi mantenete il presidente, che sarebbe Tamburini. «Sì, abbiamo proposto a Pisa la presidenza di area se la sede legale dovesse rimanere a Lucca», ha ammesso Bartoli.
Il dibattito in città e in provincia è aperto. Le posizioni, al momento, non sembrano concordi. C’è chi per motivi politici e d’immagine ritiene indispensabile la sede a Pisa. Invece altri preferirebbero tenere la presidenza «perché – dicono – quella sarebbe la sede reale». Incontri ce ne sono stati e altri ce ne saranno. Si dice che la linea di confine per prendere posizione sarà il 31 maggio. Tamburini definisce «auspicabile» arrivare ad un accordo, ma non si spinge oltre.
Lucca punta molto sul gioco di sponda con Massa Carrara, «che ha dato – rivela Bartoli – la propria disponibilità alla nostra proposta orientata sulla sede di Viareggio, che presenta oltretutto caratteristiche pienamente adeguate ad essere sede camerale di area. Dispone di sale adatte per riunioni e per incontri di giunta: una perfetta sede laica, come la definisco». D’altra parte, è anche normale che a questa soluzione Massa Carrara guardi con favore, considerati gli stretti legami economici tra l’alta Toscana e la Versilia, a cominciare dal settore turistico balneare.
Tra le tante strategie ideate per conservare la sede legale in provincia di Lucca si sarebbe anche profilata, secondo indiscrezioni di provenienza lucchese, una proposta di accorpamento solo con Massa Carrara: le 75.000 aziende iscritte complessive verrebbero così raggiunte. Ma si tratterebbe di un blitz in piena regola, fuori da ogni diplomazia, poco gradito anche in sede ministeriale dove poi dovrebbero occuparsi della Pisa “single”.
Certo, nel caso in cui fosse invece Pisa a spuntarla sulla sede legale, la presidenza dovrebbe cambiare bandiera e diventare lucchese. Sotto la Torre si stanno preparando le contromosse con una battuta: e se tenessimo entrambe, ovvero sede e presidenza? Prestigio, politica e poltrone sono tutti aspetti di questa difficile fase di transizione verso l’applicazione della riforma Madia, ispirata da un senso generale di snellimento delle strutture ed azzeramento immediato di figure di vertice (per ogni area un solo presidente, un solo vicepresidente e un solo direttore). Ma che nel medio periodo punta anche ad una progressiva riduzione del numero dei dirigenti.