Piano Ubi: «No ai licenziamenti»

La Prealpina - 15/05/2017

Si alza anche dal territorio il grido d’allarme sugli esuberi di Ubi Banca: la società ha incontrato ieri a Milano i sindacati nella sede di via Monte Pietà per presentare il nuovo piano industriale dopo l’acquisizione delle tre Good bank, Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova Cassa di risparmio di Chieti. Un passaggio già presentato in occasione di una trimestrale con dati positivi su cui però le organizzazioni hanno molte perplessità.

Sarebbero poche le notizie nuove trapelate in questa fase: i dettagli e la discussione nel merito delle questioni importanti si apriranno, come previsto dalle norme di legge e dal contratto nazionale, nella trattativa ufficiale nelle prossime settimane. Eppure alcuni dati relativi al numero delle “sforbiciate” che questo piano prevede hanno già fatto allarmare le sigle sindacali: saranno oltre 1.500 gli esuberi che si sommano a tutte le trattative passate e a quelle appena concluse nelle singole banche e nel gruppo, facendo alzare il numero delle uscite.

«Dovranno essere gestite tutte in modo volontario e seguendo le linee guida previste dal nostro Contratto nazionale evitando che si possa arrivare a soluzioni estreme che questo gruppo dalle buone relazioni sindacali ha sempre evitato, trovando invece parecchie soluzioni innovative rispetto al sistema del credito – avvisa Alessandro Frontini, coordinatore Fabi Varese -. Non potranno essere messe in campo sicuramente esternalizzazioni e o cessioni di rami d’azienda. Questo è il filone che tutte le organizzazioni hanno messo in campo durante l’incontro e che ribadisce anche Fabi, con un’attenzione a tutti i territori, compreso quello di Varese che negli anni passati ha dato parecchio su questo versante. Si parla di 370 filiali da chiudere nel Gruppo, di cui 140 nel perimetro delle Good bank. La trattativa sarà complicata, visto il momento del settore e le non poche sfide che ci troveremo a dover affrontare in termini occupazionali». Ancora da quantificare, dunque, le ricadute sulla provincia di Varese, dove Ubi banca ha assorbito i nomi storici del credito locale: sul territorio ci sono circa cento filiali e quasi mille dipendenti (in totale gli addetti sono 17.500 per 1.530 filiali).

«Si possono ipotizzare 100-150 posti a rischio in zona – spiega Alberto Broggi della First Cisl, presente ieri con Frontini e con Mario Caspani di Unisin -. Già l’anno scorso abbiamo siglato un accordo per 600 uscite totali, altrettante sono previste per il 2017, ora se ne prospettano altre 1.328 in tutto. La domanda sindacale è chiara: dove saranno individuate queste risorse, visto che già sono stati utilizzati tutti i canali di uscita? La nostra preoccupazione, escludendo l’ipotesi più remota dei licenziamenti, è che si agisca tramite esternalizzazioni, o allargando la platea di chi può andare in pensione, con perdite economiche importanti. O addirittura prevedendo tagli salariali, cosa inaccettabile da una banca che solo ieri ha presentato un piano che prevede oltre un miliardo e 300 milioni di utili entro il 2020. Come si può crescere e insieme prospettare dei tagli?».