Piano cave sostenibile

La Prealpina - 29/07/2022

 Si possono scavare milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia riuscendo a far convivere la sostenibilità ambientale con la necessità di un settore economico cruciale come l’edilizia? È una risposta su cui si prefigge di trovare un equilibrio virtuoso la nuova proposta di Piano cave della Provincia, presentata ieri sera durante il Consiglio provinciale, tenutosi a Villa Recalcati a Varese, che ha votato anche il rapporto ambientale, lo studio di incidenza e la sintesi tecnica.

La proposta di Piano, almeno così come emerso nella discussione di presentazione, si è posta la finalità di soddisfare il fabbisogno di inerti, garantendo la protezione dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile, nel rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia delle biodiversità. E, quindi, correlando le opportunità di sviluppo socio-economico con la previsione di adeguate modalità di tutela del territorio e dell’ambiente. Nello specifico l’attività estrattiva è stata confermata a Sant’Anna e Cascina Calderona di Lonate Pozzolo, Cascina Regosella e Casina Malpaga di Uboldo, località Bonzaga e Cascina Visconta tra Gorla Minore, Marnate e Cislago, località Torba tra Gornate Olona, Lonate Ceppino e Venegono Inferiore, località Merischio a Cantello, località Frutteto a Somma Lombardo. Confermate anche le cave di recupero (Vizzola Ticino, Vedano Olona, Brezzo di Bedero, Porto Valtravaglia, oltre alle previsioni riviste su Samarate).

«Abbiamo raggiunto uno degli obiettivi strategici dell’ente – ha detto il consigliere delegato Luca Panzeri (Lega) – per rispondere alle esigenze del territorio e dotare la Provincia di uno strumento programmatico rinnovato, che vada oltre le proroghe e valga per il prossimo decennio. A questo punto si apre la fase partecipativa, prima dell’approvazione definitiva, sempre in un’ottica di sviluppo e sostenibilità».

Il Piano cave, infatti, verterà su tre principi. Primo: programmare i volumi da scavare, basando la stima su quanto cavato negli ultimi dieci anni. Secondo: recuperare le cave già lavorate. Terzo: escludere gli impatti più negativi sull’ambiente, come richiesto nella valle del Ticino anche se, per il futuro, lo scavo in falda potrebbe essere un’alternativa da valutare attentamente nel lungo periodo, magari già dal successivo decennio a questo Piano cave che, pur nella loro assenza, ha visto favorevoli (con uno scritto letto dal presidente Emanuele Antonelli) anche la minoranza di Civici democratici.

Insomma a Villa Recalcati si sono affrontati temi fortemente tecnici ma anche delicati, perché coinvolgono da un lato un settore produttivo sul quale ricade una richiesta di mercato sempre molto alta, dall’altro il rispetto e la protezione dell’ambiente. Due situazioni che spesso confliggono tra loro, tanto a nord (basti ricordare il Comitato cittadini di Cantello) quanto a sud del territorio (lungo il Ticino).

Discorso nel quale si inserisce il fatto che si è estratto meno di quanto programmato. Nelle tredici cave esistenti si va dal 68% per cento di materiale estratto tra Somma Lombardo e Lonate Pozzolo al 62% tra Gerenzano, Gorla Minore e Uboldo, mentre la percentuale più bassa è stata toccata tra Gornate Olona e Venegono Inferiore col 26%. E nel prossimo decennio cosa succederà? Si vedrà.

Export, un settore che tira in provincia

Da sempre la questione delle cave presenti sul nostro territorio ha diviso la politica e le imprese oltre che la parte più ecologista della società civile. Perché da un lato, quando la sensibilità ambientale e le leggi erano decisamente diverse, il mondo estrattivo ha fatto talvolta il bello e il cattivo tempo, lasciando in eredità dei “buchi” sul territorio simili alle carie nei denti e che, le future generazioni, hanno dovuto “curare” occupandosene. Dall’altra parte vi è chiaramente la necessità di alimentare un settore economico fondamentale per lo sviluppo di un Paese, come l’edilizia.

Venendo alla congiuntura economica attuale, dopo un andamento molto buono del 2021, il 2022 è partito con varie criticità dovute all’aumento dei costi energetici, delle materie prime e al panorama di sfiducia che si respira ovunque a causa della guerra.

Nonostante ciò, l’export provinciale dei comparti che riguardano l’estrazione di altri minerali da cave e miniere e la fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, ha registrato un aumento del +30,9% nel 2021 rispetto al 2020. Ma la complessità del momento è invece segnata dall’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali nel periodo gennaio-febbraio 2022: le ore autorizzate di cassa integrazione risultano sono quadruplicate, in un settore che nel Varesotto conta 20 imprese e 577 addetti.