Piace investire in aziende

Trend positivo per il mercato con la Lombardia sempre al top

CASTELLANZA – Contem – pla tutte le attività di investimento istituzionale in capitale di rischio di aziende non quotate caratterizzate da un elevato potenziale di sviluppo. Stiamo parlando del “Private Equity” (Capi – tale Privato), appunto quella forma di investimento di medio-lungo termine in imprese non quotate in borsa e ad alto potenziale di sviluppo e crescita (high grow companies), effettuata prevalentemente da investitori istituzionali con l’obiettivo di ottenere un consistente guadagno in conto capitale dalla vendita della partecipazione acquisita o dalla quotazione in borsa. Ma come stanno andando il mercato? Il private equity conferma il buon andamento, evidenziando un soddisfacente livello di attività nel mese di novembre. Lo rileva l’Osser – vatorio Pem della Liuc che ha registrato nel corso del mese di novembre 43 nuovi investimenti rispetto ai 45 dello stesso periodo, monitorati nel 2022. I primi undici mesi dell’anno registrano un trend sostanzialmente in linea rispetto al 2022, con 370 operazioni annunciate (erano 387 lo scorso anno), ma i segnali che giungono dall’ultimo bimestre sono certamente confortanti, dopo una faticosa conclusione del terzo trimestre ed un generale rallentamento del mercato M&A nel corso dell’anno. Permane una sostanziale assenza di deals (affari) di grande dimensioni, ma il mercato è certamente dinamico e attento alle opportunità che provengono dal mid market (mercato medio). «Dopo il trend negativo del secondo trimestre, il numero di deal monitorati negli ultimi due mesi dimostra la vitalità del settore private equity e prelude ad una crescita attesa nei primi mesi del 2024. Molto interessante anche il numero di add-on a conferma delle strategie di creazione di valore attraverso percorsi guidati con successo da manager con competenze strategiche e con solide esperienze m&a» dichiara Domenico Di Luccia, Managing Partner di Di Luccia & Partners Executive Search. A novembre, le operazioni di buy out (ovvero di acquisto del pacchetto azionario di maggioranza di un’azien – da con capitali prestati da finanziatori esterni) hanno rappresentato il 77% dei deals totali; gli add on (operazioni di aggregazione aziendale) ammontano a ben il 67%. Il residuo del mercato vede la consueta ripartizione tra operazioni in capitale per lo sviluppo ed investimenti in infrastrutture, con due operazioni residuali di turnaround e replacement. A livello di geografia territoriale, il Nord Italia costituisce sempre il principale polo catalizzatore, con Lombardia, Piemonte e Veneto sugli scudi, ma interessante è anche il contributo proveniente da Toscana e Lazio; prodotti per l’industria, Ict e terziario sono i settori maggiormente oggetto di operazioni, con l’aggiunta di un contributo interessante dal commercio all’ingrosso e al dettaglio e dai servizi finanziari. L’attività degli operatori internazionali è sempre ben radicata nel nostro Paese, da loro infatti proviene il 53% dell’attività di investimento.