Persino la Svizzera contro Lia«Limita l’accesso al mercato»

Altro bastone fra le ruote per la Lia, la Legge volta a frenare gli artigiani prealpini operanti in Canton Ticino. La Commissione della concorrenza svizzera (Comco) ha infatti presentato ricorso contro due decisioni prese in applicazione della legge ticinese sulle imprese artigianali (Lia). Secondo la Comco, essa «limita l’accesso al mercato di imprese extracantonali e viola pertanto la legge federale sul mercato interno». Insomma, secondo questo organismo, le istituzioni del Canton Ticino si sarebbero tirate la zappa sui piedi poiché per limitare “l’invasione” da sud, avrebbero leso i diritti di aziende connazionali, di altri Cantoni. Al centro della controversia vi è l’imposizione delle imprese artigianali attive in Ticino a iscriversi entro il 1 ottobre 2016 a un albo professionale (http://www.albo-lia.ch), il cui accesso dipende da tutta una serie di condizioni. Il dirigente dell’impresa deve disporre di determinate qualifiche professionali e di una sufficiente esperienza professionale, partecipare alle attività dell’impresa con una presenza di almeno il 50 per cento e non aver subito condanne penali contrarie alla dignità professionale.

Inoltre, la domanda d’iscrizione all’albo è accettata unicamente se negli ultimi cinque anni il dirigente dell’impresa non ha subito dichiarazioni di fallimento e non è stato gravato da attestati di carenza beni. L’iscrizione è soggetta a una prima tassa d’iscrizione e a tasse annuali. Secondo la Comco, invece, «l’obbligo, le condizioni d’iscrizione e le tasse imposte non sono conformi alla Legge di libero mercato. Inoltre, l’accesso al mercato seguendo la Lia non avverrebbe in base a una procedura semplice, rapida e gratuita». Per questi motivi, la Comco ha deciso di sottoporre la questione a un esame giudiziario del Tribunale cantonale amministrativo ticinese, mentre un altro ricorso potrà, in seguito, essere interposto dinanzi al Tribunale federale. La normativa protezionistica è stata fortemente osteggiata sul lato italiano del confine, ma il Canton Ticino pare intenzionato a tirare dritto, sistemando la questione con la Comco, ma mantenendo i paletti che impedirebbero il dumping salariale e il lavoro in nero legato all’attività di imprese con sede nella vicina Italia.