Per l’ultimo volo dell’MD80 occorrono due gru giganti

La Prealpina - 26/09/2017

Per l’ultimo volo dell’MD80 di Meridiana ci sono volute due gru da 350 tonnellate l’una – un’operazione senza precedenti in Italia – e una giornata di lavoro densa di emozioni. Erano decine le persone assiepate ieri mattina dalle 10 alle reti di Volandia per assistere all’arrivo spettacolare del suo ultimo gioiello della collezione, un bimotore da 38 tonnellate della compagnia sarda pronto a diventare il più grande pezzo da museo esposto alle Ex Officine Caproni di Case Nuove. Parcheggiato da undici mesi sul piazzale di Malpensa, ieri ha finalmente compiuto gli ultimi cinquanta metri di volo, oltrepassando sospeso da terra la strada di collegamento T1-T2 che separa l’aeroporto dall’area esterna di Volandia.

Il primo momento acchiappaclick della giornata si è consumato alle 10.34, quando i water cannon di due potenti automezzi dei vigili del fuoco hanno avvolto l’MD80 con un suggestivo arco d’acqua, onorando così i suoi trentadue anni di attività nei cieli di mezza Europa, totalizzando oltre 56mila ore di volo.

Subito dopo sono iniziate le operazioni di spostamento vere e proprie con le manovre di avvicinamento del velivolo alla recinzione della zona aeroportuale e il successivo imbragamento. Alle 13.30 ha avuto inizio il sollevamento e dopo circa dieci minuti c’è stata la staffetta in aria fra le due gru che ha consentito alle 38 tonnellate del McDonnell Douglas di scavalcare la strada e atterrare in museo.

Tra gli applausi dei tantissimi curiosi e appassionati presenti, anche quelli del presidente di Volandia Marco Reguzzoni: «Siamo abituati a imprese apparentemente impossibili, ma anche questa volta siamo riusciti a portarla a termine: abbiamo realizzato il primo sollevamento di un aeromobile di queste dimensioni in Italia. È stato davvero emozionante».

Con l’arrivo dell’MD80 di Meridiana in meno di un anno l’area esterna del museo di Case Nuove si ritrova con ben tre aerei di grandi dimensioni da esporre al pubblico. Soltanto lo scorso aprile è stato inaugurato il DC9 presidenziale su cui viaggiarono Sandro Pertini e papa Giovanni Paolo II, gemello identico del velivolo dell’Aeronautica militare che riportò a casa la nazionale di calcio Campione del mondo del 1982 in Spagna. «Per la prima volta nella vostra vita, potete entrare in un aereo su cui ha volato un santo», è la suggestiva scritta che compare ai visitatori prima di salire a bordo.

A fianco è stato posizionato durante l’estate il Fokker 27, aereo di linea regionale da 10 tonnellate di peso e un’apertura alare di 29 metri. Apparteneva alla MiniLiner – società cargo del gruppo bergamasco Miro Radici Finance che ha sospeso le operazioni di volo nel 2015 a causa di problemi economico-finanziari – e ancora prima alle poste francesi.

È invece in fase di restauro negli hangar di Volandia il relitto del P-51 Mustang in forza al secondo stormo caccia dell’aeronautica militare italiana, precipitato nel lago di Garda il 7 agosto del 1951 e recuperato lo scorso inverno a 67 metri di profondità. Terminato il trattamento conservativo, verrà esposto al pubblico nei prossimi mesi. Per il Meridiana l’attesa sarà inferiore. «È in perfette condizioni», fa sapere il numero uno di Volandia. «Dateci ancora qualche giorno». E le sorprese, dice sornione Reguzzoni, non sono finite. Il suo sorriso e quella frase mezza detta («non posso dirvi niente»), fanno capire che il record di aereo più grande in museo, per l’MD 80 di Meridiana, potrebbe durare poco. Molto poco.