«Per la nostra economia l’export è essenziale»

La Provincia Varese - 15/11/2016

Facile pensare che l’export sia alla portata di tutti: può anche esserlo, ma con le giuste strategie. «In una provincia come quella varesina che vende all’estero il 43,3% del valore aggiunto prodotto l’andamento dei mercati di oltre confine non è solo fondamentale, ma vitale» sottolinea l’Unione Industriali di Varese che ha organizzato un nuovo incontro del ciclo degli “Approfondimenti di Finanza – Scuola d’Impresa” proprio sui temi dell’export, con un focus sui pagamenti delle transazioni internazionali. Sì perché «non basta piazzare il prodotto, firmare il contratto e spedire la merce. Riuscita a fare tutto questo – ha spiegato Marco Crespi, responsabile dell’Area Finanza e Agevolazioni di Univa – per l’azienda c’è sempre un rischio: quello di non essere pagata, o esserlo con tempi biblici, tali da mettere in difficoltà la liquidità». Problemi non poi tanto lontani dalla realtà. Guardiamo ad esempio il Brasile: secondo i dati di Barometro Atradius, il 92% dei fornitori registra ritardi nei pagamenti sul 50% del valore delle fatture. Rapportando tali percentuali ai livelli delle esportazioni varesine nel Paese dell’America Latina, parliamo di 62 milioni di euro nel 2015. La stessa ricerca evidenzia come il 90% dei fornitori dell’Asia orientale registri ritardi nei pagamenti. In questo caso, a livello varesino, la trasposizione si traduce in 927 milioni di euro pagati in ritardo rispetto a quanto pattuito in fattura. Ciò costringe il 25% degli operatori internazionali che interagiscono con le economie del Far East a chiedere finanziamenti in banca e, nel 22% dei casi, a chiedere aumenti nello scoperto bancario. Insomma: quando si va all’estero è importante sapere come fare ad ottenere i pagamenti in tempi e modi ragionevoli per non rischiare di rimetterci o peggio ancora di andare in sofferenza. «In ogni scambio commerciale – ha spiegato Maurizio Perelli, Responsabile Ufficio Trade Finance di Intesa Sanpaolo – il venditore e il compratore presentano esigenze divergenti che risultano amplificate nel commercio internazionale per la distanza geografica e spesso anche culturale che intercorre tra le parti e per una serie di aspetti e rischi specifici». Il rischio che si cela dietro ad un contratto internazionale redatto con troppa superficialità, il trasporto della merce sottoposto a tragitti più lunghi, il rischio di cambio, il rischio paese: «La banca in questo scenario – ha continuato Perelli – ha il compito di assistere le imprese a livello sia di consulenza (legale o contrattuale), sia di strumenti da mettere a disposizione della sicurezza degli scambi internazionali». Tra i più classici c’è ad esempio la garanzia di pagamento, che viene emessa da una banca in favore del venditore. Attraverso di essa l’istituto di credito assume l’impegno di pagare una determinata somma, qualora non vi provveda il compratore. Ci sono poi le assicurazioni del credito o la sua cessione e smobilizzo. O i prodotti specifici che le banche mettono a disposizione delle pmi. Ma l’innovazione finanziaria si applica anche alle transazioni delle imprese con l’estero. Ecco che cominciano a sorgere dei prodotti più strutturati, detti appunto Structured Export Finance. Un esempio, in questo caso, è lo sconto di effetti con voltura di polizza Sace. n