Per attrarre fondiserve tranquillità

La Prealpina - 09/12/2016

Sono passati cinque anni esatti da quando ho lasciato la presidenza del museo Maga – su richiesta dell’allora nuovo sindaco Edoardo Guenzani – e non mi sono mai permesso di entrare nel merito della questione. Ho però seguito con dispiacere le vicende del museo a partire dal fantomatico incarico a Flavio Caroli il cui apporto – dicevano – avrebbe dovuto essere decisivo, passando per l’incendio, e la successiva complessa gestione dell’attuale dimissionario Giacomo Buonanno, poco sostenuto perfino dal partito che lo aveva scelto. Più volte ho letto che la direttrice Emma Zanella è stata costretta a replicare alle critiche, ingiuste, contro la fondazione. Con l’uscita di scena di Nicola Mucci il cui progetto culturale era, a mio parere, lungimirante, le forze politiche nuove e vecchie (a secondo dei casi, destra, centro, sinistra, Lega, Sel, Cinque Stelle…) hanno dileggiato il Maga per colpire l’avversario di turno. Come se il museo, al pari della biblioteca, non fosse patrimonio comune di cui essere orgogliosi, bensì un onere di cui disfarsi al più presto. Salvo poi, dopo averne svilito il valore ipotizzandone a più riprese la chiusura, immaginare che i privati potessero intervenire per sostenerlo. Sembra la favola del padre che volendo dare in sposa la figlia non ne loda le tante virtù, ma ne esalta i pochi difetti.

Al contrario, un museo nato da pochi anni avrebbe bisogno della cura amorevole di tutti, non delle polemiche. Mi pare strano che non si comprenda il valore di un luogo d’arte e cultura, specie in un paese come il nostro la cui identità nazionale trova fondamento proprio nel patrimonio artistico millenario. Mentre la Cina progetta 1.000 nuovi musei, e le capitali del mondo inseriscono nei piani strategici dei prossimi trent’anni la cultura come motore di sviluppo sociale ed economico, a Gallarate si pensa il contrario. E invece di farsi forti di un’istituzione che potrebbe generare senso e consenso, invece di sentirsi privilegiati di un’istituzione di caratura internazionale – che non ha Varese, né Busto, né Legnano – invece di progettare intorno ad essa il futuro di una società post industriale e dei servizi, si gioca al massacro.

Certo, il Maga ha un costo, stringendo i conti circa 1 milione di euro all’anno per la gestione ordinaria. Soldi che responsabilmente l’amministrazione comunale continua a destinare, ma per diminuire l’impatto economico sulle casse pubbliche in un momento di spending review e aumentare l’utilità per i cittadini (che sono i veri proprietari), per attrarre davvero sponsor e visitatori anche con eventi importanti (la mostra di Missoni come quella inziale di Modigliani è costata 1 milione di euro), serve tranquillità, un progetto di lungo termine, un patto tra le forze politiche che non ne metta in dubbio l’esistenza ogni giorno. Ben venga Luca Missoni, meglio ancora se in partnership con la Triennale di Milano che è un brand mondiale, meglio ancora con un progetto tipo Kunst Halle supportato dalle più importanti gallerie italiane.