Pedemontana e le altre Opere indispensabili

La Prealpina - 14/12/2018

Orgoglio varesino alla mobilitazione “Quelli del sì” di Confartigianato imprese per chiedere infrastrutture e sviluppo. Sia per la folta rappresentanza dell’associazione provinciale, capeggiata dal presidente Davide Galli, sia perché il numero uno nazionale è il varesino Giorgio Merletti. Proprio quest’ultimo ha fatto arrivare forte la voce degli artigiani al MiCo di Milano per sostenere il cambiamento, il libero mercato governato da regole chiare, gli investimenti in competenza, formazione e sinergia tra scuola e mondo del lavoro e, soprattutto, per rimettere in moto le grandi opere su gomma e su ferro, a cominciare dall’Autostrada Pedemontana Lombarda ma non solo. Il costo totale di nuovo collegamento ferroviario Transalpino Torino-Lione, Galleria di base del Brennero, Pedemontana Lombarda, Pedemontana Veneta, Terzo valico dei Giovi, Sistema stradario in Sicilia e linea Alta Velocità – Alta Capacità Napoli-Bari e Passante autostradale nord Bologna è di 36,8 miliardi, pari al 2,1% del Pil dell’Italia.

«La nostra competitività – spiega il presidente Merletti – si gioca anche sulle infrastrutture fisiche e immateriali».

Secondo il rapporto, sono 1.006.749 le piccole imprese con 3,6 milioni di addetti dei settori manifatturiero, trasporto e costruzioni interessate allo sviluppo infrastrutturale sia come utilizzatrici delle opere pubbliche sia perché coinvolte nella loro costruzione e manutenzione. Negli ultimi 12 mesi i settori a maggiore concentrazione di piccole imprese manifatturiere hanno esportato beni per 125,4 miliardi di euro con un trend positivo del 3%, con il 72,2% delle esportazioni che proviene dalle regioni del Nord.

Nel 2017 sarebbero 647 le opere pubbliche incompiute con investimenti bloccati per un valore di 4 miliardi, ma i problemi riguardano anche le piccole opere. Secondo il rapporto, tra il 2009 e il 2017 il calo degli investimenti delle amministrazioni locali (Regioni, Comuni, Province e Città metropolitane) riguarda progetti di opere pubbliche che interessano le piccole imprese, quelle di importo entro i 100mila euro e quelle localizzate nel Mezzogiorno (-55,7%). A bloccare o ritardare le opere pubbliche è anche la lentezza burocratica: Confartigianato ha calcolato che la durata media per la realizzazione di un progetto è di 4,4 anni, ma la metà, pari a 2,4 anni, non è operativa: langue nei tempi morti dei procedimenti burocratici e autorizzativi.

«Un messaggio che torniamo a lanciare oggi, consapevoli che non si può incolpare solo il Governo attuale – incalza Merletti, presidente nazionale da sei anni dopo aver guidato la compagine locale ed essere stato anche sindaco di Arsago Seprio -. Alcune opere mancano da mezzo secolo, come dimostra la vicenda di Pedemontana: che ora, per come è stata progettata, dev’essere completata fino a Bergamo. Forse non ci siamo spiegati bene, ma il dubbio è che sia l’alunno, cioè la politica, a non aver mai capito le nostre esigenze. Ora speriamo che sia la volta buona. La manifestazione ha avuto un’ottima partecipazione: noi parliamo chiaramente, forse a volte senza pensare troppo alla forma, perché non abbiamo preconcetti verso nessuno. Chi ha vinto le elezioni deve governare e bene ha fatto il Presidente Mattarella a gestire la situazione. Ora però noi dobbiamo essere messi nelle condizioni di lavorare».

Reddito di cittadinanza, no grazie

Misure per nuove assunzioni e non il reddito di cittadinanza, mantenimento delle promesse sulla flat tax ma soprattutto più investimenti pubblici, specie in infrastrutture. Sono queste le richieste di Confartigianato, che riesce a muovere circa duemila persone per la sua manifestazione “Quelli del sì”, tenuta a Milano tra bandiere e la presentazione di studi sull’economia italiana.

«Noi non facciamo politica: vogliamo solo lavorare e aiutare a governare chi ha la responsabilità di farlo», spiega il presidente Giorgio Merletti, illustrando anche dati che dicono come tra il 2009 e il 2017 gli investimenti pubblici in Italia siano crollati del 37%, provocando la perdita di 122mila posti di lavoro nel settore delle costruzioni. E quest’anno il loro valore sarebbe inferiore di 17 miliardi rispetto alla media Ue.

«Il Governo punti sullo sviluppo – dice Merletti – e ascolti 4,4 milioni di piccole imprese con politiche che rimettano in moto il Paese partendo dallo sviluppo».

Secondo Confartigianato l’Italia ha una dotazione infrastrutturale inferiore del 19,5% rispetto alla media Ue e nelle 8 Regioni più manifatturiere (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Marche) il gap sale al 20,6% rispetto alle regioni competitor della Germania.